Cultura convergente: appunti per una recensione 1/3

19 ottobre 2007

Un nuovo tipo di recensione: la recensione seriale. Leggo, prendo appunti, li condivido.

Henry Jenkins è direttore del Comparative Media Studies Program del MIT. Cultura convergente (Apogeo, 2007), secondo la prefazione del collettivo Wu Ming è un saggio in cui “ogni oscurità concettuale si fa cristallina”. La cultura popolare/di massa che deborda dal flusso principale riversandosi nei nuovi media. Cultura convergente come l’intricato dedalo del delta di un grande fiume. Il grande fiume dei media tradizionali incontra e si fonde con il mare informativo della Rete. Wu Ming si concentra sull’Italia e sul dibattito distorto, provinciale, pregiudiziale e moralistico che accompagna la lenta evoluzione tecnologica e sociale della nostra cultura.

Di cosa ci parlerà Jenkins? Di convergenza mediatica, di cultura partecipativa, di intelligenza collettiva. Intendiamoci: un medium può essere considerato sia come uno strumento per la comunicazione sia un sistema culturale che si forma intorno a tale strumento. Gli strumenti cambiano, si evolvono, il medium rimane ma si adatta. Oggi gli strumenti divergono (si moltiplicano in una parossistica fase evolutiva. Ne rimarrà solo uno? Scatola nera onnicomprensiva?) i contenuti convergono spinti dall’alto, dalle corporation e dal basso, dai prosumers.

Ho capito che Jenkins utilizzerà come laboratorio di analisi (esperimenti, apprendistato “alla Lévy” per esplorare le nuove strutture economiche, sociali e politiche del futuro) alcuni “casi mediatici” molto legati alla cultura popolare americana ed anglosassone.

Si inizia con Survivor. Con Survivor?? Avete presente? La versione americana de L’isola dei famosi. Con una cruciale differenza: il programma USA è interamente registrato prima della messa in onda. Quindi fin dall’inizio tutto è già accaduto . Fin dalla prima serie è scoppiato il fenomeno dello spoiling, il tentativo cioè, da parte della comunità di fans del programma, di cercare di scoprire il vincitore prima dell’ultima puntata. Questa comunità passa il suo tempo (?) ad indagare, cercando indizi e prove, setacciando la Rete ed ogni fotogramma delle puntate trasmesse, interagendo tramite le communities virtuali attraverso complesse modalità. Per Jenkins “intelligenza collettiva al lavoro”. Io rimango assai perplesso, pensando come da noi i reality siano l’emblema di una televisione men che mediocre. Jenkins dice che gli americani non partecipano ai dibattiti politici perché sono “cose da esperti”: raffronto quest’affermazione con la grande partecipazione al referendum sul welfare e alle primarie del PD e questo mi fa rivalutare il mio Paese…

Comunque dal primo capitolo emergono due considerazioni:

  • · il “paradigma dell’esperto” (conoscenza specifica elargita dall’alto) sembra perdere efficacia in una’architettura reticolare, in un contesto di overload informativo e in uno “spazio delle soluzioni” multidisciplinare.
  • · Le comunità di conoscenze sono oggi temporanee, flessibili, a carattere volontario e “tattiche”: ci si unisce a loro per un determinato scopo esaurito il quale ci si sposta verso un’altra community. E’ la norma la multi-appartenenza, sia per la natura tattica delle affiliazioni che per l’enorme bacino di competenze e conoscenze che è necessario sondare (e filtrare) per ottenere risposte alle più svariate domande.

continua

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8 risposte a “Cultura convergente: appunti per una recensione 1/3”


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  2. Fabrizio Arimane Says:

    Ehm… Survivor NON è la versione americana dell’Isola dei famosi. E’ tutt’altro programma…

  3. Federico Bo Says:

    Giusta osservazione. Ma visto che la versione italiana di Survivor ha avuto vita breve, per indicare la tipologia del programma mi sono riferito all’Isola dei famosi che, diciamo la verità, non è poi così diversa da Survivor. Anzi, visto che è quasi “in diretta” a differenza di Survivor la trovo anche appena più interessante. Certo, in Italia non si è potuto sviluppare lo spoiling ma va bene così, in questo caso…

  4. gboccia Says:

    Poi Jenkins andrà oltre la dimensione “tattica” alla DeCertau per leggere le culture partecipative… l’emergere delle forme “produttive”, non così chiare ancora nello sviluppo del pensiero della “Cultura convergente”, diventeranno centrali in Fans,Blogegr and Gamers, presto su questi schermi (video) ;-)

  5. Federico Bo Says:

    Ehi, non svelarmi l’assassino… :)

  6. annarita Says:

    …..rivaluto anch’io il mio Paese, Fede.

    Ho segnalato il post sul mio blog.

    Bye:)

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