Immagine di Storia matematica della rete

Un libro come Storia matematica della Rete. Dagli antichi codici all’era di Internet (di Fabrizio Luccio e Linda Pagli, Bollati Boringhieri, 2007) non poteva non incuriosirmi. Un titolo intrigante per un ingegnere informatico interessato al Web. Purtroppo il contenuto del libro tradisce in parte le attese.

La prima parte è dedicata ai fondamenti matematici alla base delle telecomunicazioni e delle reti di computer: dai codici alla statistica, dagli algoritmi alla crittografia, dalla legge di potenza ai numeri primi. La seconda tocca temi più specificatamente attinenti alle reti e a Internet quali la circolazione delle informazioni, i motori di ricerca, i grafi, il calcolo distribuito.

Una struttura disomogenea caratterizza il libro che può essere visto più come una raccolta di articoli che come un saggio unitario. Più interessanti i cenni storici e le citazioni che le spiegazioni tecniche, a dispetto del fatto che i due autori siano entrambi docenti di Informatica all’Università di Pisa. Non mancano parti piacevoli, come il capitolo dedicato alla circolazione delle notizie, le connessioni e la rete ma nel complesso il libro sembra essere un’occasione mancata per sviluppare un discorso unitario — una sintesi come quella fornita affrontando gli aspetti sociali della Rete da Manuel Castells nel suo Galassia Internet (Feltrinelli, 2004) — sulle origini storiche dei fondamenti matematici e tecnici di Internet.

Un piccolo cadeaux la mini-appendice con citazioni letterarie incentrate sui vari significati della parola “rete”.

Una cascata informativa

26 novembre 2007

Equiparare un sistema di acquedotti e di condutture idriche con il Web non è così bislacco come può apparire in un primo momento. Entrambi hanno un’architettura reticolare ed in entrambi fluisce qualcosa: acqua nel primo caso, informazioni nel secondo.

Vengo a scoprire da quest’articolo di Galileo una ricerca condotta da Carlos Guestrin, professore di Scienze Informatiche alla Carnegie Mellon University e dai suoi giovani collaboratori.
Il team di ricercatori si è posto due domande:

In una rete idrica, in quali nodi dobbiamo piazzare i sensori per rilevare efficacemente eventuali contaminazioni?

Nel Web quali blog dovrebbero essere letti per avere una rassegna il più completa possibile degli argomenti principali che circolano nella blogosfera?

I due problemi condividono una struttura comune che può essere rivelata da questo problema più generale:

Dato un processo dinamico di diffusione all’interno di una rete, selezionare un insieme di nodi (sensori, blog) che permetta la rilevazione di un’epidemia (di virus, di informazioni) e del suo punto di origine nel minor tempo possibile.

Per quanto riguarda i blog possiamo riformulare ancora una volta il problema:

Ogni blog, con un suo post, può essere una sorgente informativa che genera una cascata informativa (quando la notizia originale viene ripresa direttamente o indirettamente da altri blog). Si vuole individuare quel piccolo insieme di blog investiti dalla maggior parte delle cascate.

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L’altra Sylvie

24 novembre 2007

Le regard enchanté de Sylvie, ses courses folles, ses cris joyeux, donnaient autrefois tant de charme aux lieux que je viens de parcourir!
Gérard de Nerval, Sylvie

Sylvie Coyaud è la voce, ironica, competente e transmediale, che ci parla di scienza e di ricerca scientifica da oltre vent’anni. Un compito arduo, in un paese come il nostro. Ma Sylvie lo assolve egregiamente, raccontandoci con leggerezza e passione storie e storiacce del mondo della scienza, volando come la sua amata Drosophila tra buchi neri e molecole, tra particelle e fossili, tra organismi monocellulari ed analizzatori multispettrali. Senza mai dimenticare che la scienza è fatta da donne e uomini che attraverso le loro ricerche scoprono e rivelano anche una parte di se stessi, nel bene e nel male.

Sylvie oltre che giornalista — ha curato, tra l’altro Il Ciclotrone su Radio Popolare e le Oche di Lorenz su Radio3 ed ha collaborato con numerose testate, da L’Unità al Sole 24Ore fino all’attuale rubrica su D-la Repubblica delle Donne, inserto de la Repubblica — è anche traduttrice e scrittrice. Il suo ultimo libro è Lucciole e Stelle (La Chiocciola editore), cinquanta racconti su ricerche serie e meno serie.

Da assiduo lettore del suo blog, Oca Sapiens, online da poco più di un anno, ho chiesto a Sylvie un bilancio della sua attività come blogger ed una riflessione sulle differenze e sull’efficacia comunicativa dei blog (e del Web in generale) rispetto agli altri media (carta stampata, libri, radio, tv), in particolare per quel che riguarda la comunicazione e la divulgazione scientifica.

E’ stata così gentile da rispondermi, quindi le “lascio la parola”

Ho cominciato a parlare di scienza a Radio Popolare, venti anni fa, a microfono aperto nel senso che le telefonate arrivavano direttamente a chi era in studio, senza filtro. A lungo, gli ascoltatori chiamavano se non avevo un ospite in onda o dopo la puntata, mai per discutere con gli scienziati. Quando Richard Lewontin ha detto che sarebbe venuto, ho fatto una specie di ricatto il giorno prima: “E il mio mito, se non
chiamate penserà che non lo ascolta nessuno, mi sentirò un verme”. Da lì è partita una conversazione che è andata avanti fino al 2001. Avevamo un’ora, un lusso mai ritrovato in altre radio o nelle rare volte che sono stata in tv. Men che meno nei 18 anni a scrivere per i giornali, la comunicazione più top-down che ci sia.

Sul blog sono libera, anche da formati, una voce in più nel coro che dice la sua dal basso in alto. Forse lo leggono in pochi, non importa, so da un pezzo che “la scienza non tira”. Comunque è un posto privilegiato dove esercitare un po’ lo spirito critico e tenere il diario delle letture che magari aiutano a distinguere la ricerca decente da quella indecente.

La cosa che manca, mi sembra, nel comunicare la scienza, un’attività su scala mondiale e industriale che ccresce in ogni direzione, è proprio lo spirito critico. Un blog individuale fa poco o niente, e spero che si formi qui una comunità come i scienceblogs, così smetto di farne uno. Però parlando con quelli di Seed che hanno federato quella settantina di blogs, ho capito che valorizzano quelli più polemici e urlanti. Invece gli stessi bloggers preferiscono quelli calmi, (auto)ironici e riflessivi, lo si vede a ogni voto per il “Molly”, e anche a me suscitano più curiosità, più fiducia. Ci vedo la solita divisione tra fast-food e buona cucina, o merce e cultura se vuoi. I mass media devono strepitare e smuovere le emozioni del cliente e vale tuttora il vecchio detto americano: “nessun editore è mai fallito per aver sottovalutato l’intelligenza dei lettori”. Ma oltre alle emozioni, per farsi capire il lavoro intellettuale, non solo scientifico, ha bisogno calma, (auto)ironia e riflessione.

Come sei diventato blogger

20 novembre 2007

Accolgo l’invito di ricir e rispondo a questa sorta di “mini-questionario di Proust” per blogger che sta girando in questa zona della blogosfera.

Cosa ti ha spinto a creare un blog?

Se bisogna essere sinceri…un misto di solitudine e frustrazione

Il tuo primo post?
Piccoli quanti di spaziotempo

Mi sono ritrovato in questo loop, un percorso obbligato di tempo.

Come con un Lego cosmico vorrei avere la possibilità di riassemblare mattoncini di
realtà.

Costruire onde che accarezzino il nostro essere senza collassare in
un unico presente.

Il post di cui ti vergogni di più

Nessuno. Come ricir, su qualche post avrei dovuto meditare di più.

Il post di cui sei più fiero

Questo, perché mi rappresenta, sia pure in versi liberi e non memorabili.

Però per non sembrare più depresso di quello che sono segnalo anche Vorrei bere uno stabilimento siderurgico, che mi fa ridere ancora adesso e che ha il miglior titolo in assoluto.

Se hanno voglia di raccoglierla, lancio la palla a Bonaria, Matteo, hrönir, Roldano, Giovanni. Annarita ha già dato…

Quali sono gli elementi di base per progettare un buon social network? Come riuscire a fornire alla rete sociale una piattaforma che le permetta di auto-organizzarsi al meglio, facendo emergere tutte le potenzialità che una struttura reticolare di relazioni è in grado di produrre? In quale modo analizzare e monitorare le dinamiche sociali per costruire e gestire un efficace sistema di collaborazione e condivisione? Come inserire ed integrare al meglio un social network nel più generale ecosistema digitale?

Spesso ci si concentra sull’aspetto tecnologico ed informatico tralasciando di considerare l’entità costituente delle reti sociali: gli individui, considerati come sistemi psicologici e sociali.

Come risultato di una serie di discussioni e di riflessioni Gianandrea Giacoma, psicologo, collaboratore nel Dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano e all’Osservatorio sul Knowledge Management PKM360° e Davide Casali, consulente informatico, web designer e laureando in Teoria e Tecnologia della Comunicazione, hanno prodotto un breve ma stimolante documento dal titolo Elementi teorici per la progettazione dei Social Network.

Secondo gli autori una progettazione attenta ed una gestione ottimale di un sito di social network non può prescindere da un framework teorico che coinvolga discipline come la psicologia e la psicologia sociale e consideri il network come un sistema complesso, il cui ciclo di vita è regolato da dinamiche e processi non deterministici.

Un lavoro in progress, a cui si può partecipare con riflessioni, considerazioni, suggerimenti tramite questo wiki.

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