Un prestito p2p

14 novembre 2007

La filosofia del peer to peer, dello scambio tra pari, si espande anche a settori come quello del credito al consumo.

Domani verrà lanciato in Italia Boober, un servizio online che permette ai privati di chiedere un prestito o di finanziarlo senza l’intermediazione delle banche. Nato da una joint-venture tra Boober International (che ha da qualche mese lanciato con successo l’iniziativa in Olanda) e Centax (società italiana leader di mercato per il servizio di garanzia assegni) Boober vuole creare un luogo d’incontro tra domanda ed offerta privata, un marketplace che possa far sì che, come si legge sul sito:

richiedenti e investitori possano incontrarsi e realizzare transazioni vantaggiose per tutti. Poiché tra le due parti non si interpone alcuna banca il richiedente può ottenere un prestito più a buon mercato e l’investitore può ottenere un interesse più elevato per il suo denaro.

Sfruttando le caratteristiche proprie del Web, l’interattività e la possibilità di un’elevata automatizzazione delle procedure, i costi di gestione della piattaforma vengono mantenuti bassi consentendo di trasferire questo vantaggio agli utenti: Boober richiede a chi presta denaro una commissione del 10% sugli interessi maturati mensilmente mentre gli utenti che hanno ottenuto un prestito versano a Boober una quota iniziale di concessione del prestito che varia dal 1.5% al 3%, a seconda del proprio rating (vedi prossimo paragrafo).

Le condizioni economiche del prestito sono definite dal richiedente (borrower) ed il finanziatore (lender) può selezionare autonomamente su quali richieste prestare. Il richiedente ottiene, a seguito di un’analisi sulla sua solvibilità, un rating; a questo punto può presentare la propria richiesta, specificando l’ammontare, il tasso richiesto e la durata. Il finanziatore, dopo la registrazione, può selezionare quali investimenti effettuare, e con quali rischi. Come viene suggerito anche dal sito, suddividendo la cifra da finanziare fra più richiedenti, si ottiene una ottimale gestione del rischio. Gli interessi percepiti sono soggetti a tassazione come reddito, e pertanto devono essere inseriti nel modello Unico/730.

Oltre alle condizioni vantaggiose Boober offre il non trascurabile merito di non avere costi occulti e di garantire la massima trasparenza riguardo tutte le fasi della contrattazione, pur garantendo un alto livello di riservatezza.

Come per tutte le operazioni finanziarie è opportuno leggere attentamente tutte le informazioni contenute nel sito e, per chi volesse sapere qualcosa di più sul p2p lending consiglio di leggere questa voce di Wikipedia e quest’articolo di The Economist

update: un articolo di Repubblica.it su Zopa, un altro servizio di p2p lending appena sbarcato in Italia

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10 Responses to “Un prestito p2p”

  1. Biondo Says:

    Finalmente! Era ora che arrivasse anche in Italia. Sono stato sul sito http://www.boober.it e mi sembra un’ottima iniziativa. Poter decidere tutte le condizioni del prestito che mi serve è davvero incredibile. Speriamo che funzioni perché sono stanco di ricevere interessi bassi per i miei risparmi e di vedermi chiedere tassi esorbitanti quando mi serve un finanziamento…

  2. diggita.it Says:

    Un prestito p2p, arriva in Italia il Social Lending con Boober

    La filosofia del peer to peer, dello scambio tra pari, si espande anche a settori come quello del credito al consumo.

    Domani verrà lanciato in Italia Boober, un servizio online che permette ai privati di chiedere un prestito o di finanziarlo senza l…

  3. Daniele Says:

    Ok d’accordissimo, disintermediamo. Però scusa, ma se cacciamo dalla porta le banche perché poi facciamo entrare da una finestra proprio una finanziaria? Questa Centax ne ha tutta l’aria. e a proposito di verità sul 2.0, mi sembra più 2.0 la Zopa. Anche senza confrontare le condizioni si vede, è più community, ha il blog e insomma non è una finanziaria travestita…

  4. Federico Bo Says:

    E’ bello poter scegliere…Comunque la Centax offre per lo più servizi informatici, come il controllo assegni che diversi commercianti utilizzano. Inoltre anche Zopa collabora con diverse compagnie finanziarie
    ( http://www.zopa.com/zopaweb/public/about-zopa/our-partners.html ),
    inevitabilmente, altrimenti sarebbe qualcosa di cui diffidare.


  5. Grazie per la segnalazione, mi tornerà utile in futuro!

    Da ormai 3 anni mi interesso di come sviluppare progetti (product design e service design) ispirati da open source e peer-to-peer, e quindi questo caso diventa per me molto interessante. Se questi temi ti interessano magari il mio blog può esserti utile, spero di sì!
    openp2pdesign.org

    Conosci Kiva.org?
    Lo stesso principio, applicato al microcredito…un microcredito p2p ;-)

  6. Federico Bo Says:

    Grazie per la tue segnalazioni, Massimo. Eh sì, il p2p design mi interessa. Anche se ancora non so esattamente cos’è… :)


  7. Grazie a te per i complimenti! :-)

    Per quanto riguarda open p2p design…
    Sicuramente un concetto ancora in evoluzione, l’idea base è quella di portare dinamiche presente in Open Source e Peer-to-Peer all’interno del processo di design, e all’interno dell’oggetto di progetto del processo di design.
    Progettare un prodotto/servizio con metodologie e forme organizzative tipiche di Open Source e Peer-to-Peer, e progettare un prodotto/servizio che si basi su attitudine, metodologie e forme organizzative Open Source e Peer-to-Peer.

    Da qualche anno il design si sta interessando a progetti per il territorio (cosa prima impensabile), e in questo contesto diventa importante pensare anche alle comunità in esso presenti. Quando ho iniziato la tesi, si cominciava appena a parlare di Web 2.0, mentre ci si concentrava di più su Open Source e Peer-to-Peer come sue basi.

    Dato che c’erano già stati molti casi di attività (non legate a informatica) che avevano preso spunto da Open Source e Peer-to-Peer, forse questi due fenomeni potevano rappresentare degli strumenti, attitudini e forme organizzative interessanti per relazionarsi con una comunità.

    Un esempio importante legato al design a cui mi sono ispirato:
    Open Health, RED, Design Council (UK)

    Il P2P come nuova forma organizzativa della società è studiato ampiamente dalla P2P Foundation

    Comunque trovi tutto nella tesi e nei post riassuntivi (che spero presto di finire l’impaginazione in un unico pdf)..

    A presto!

  8. Federico Bo Says:

    Grazie ancora per le informazioni ed i link.
    Se dai un’occhiata al mio blog (sperimentale) filmóidi nella Rete (link nella sidebar) vedrai che mi sto interessando alle filosofie del Web 2.0, dell’open source e del p2p legato al cinema ed alla produzione audiovisiva.


  9. Complimenti! :-)
    Presi i feed di emtrambi i blog ed inseriti entrambi nel mio blogroll!

    Speriamo di collaborare in progetti comuni nel futuro!

    A presto!

    PS:
    anche eBay si è lanciata nel microcredito p2p: https://www.microplace.com/

    qua un interessante articolo a riguardo:
    http://www.worldchanging.com/archives/007470.html

  10. UMI Says:

    Forse se la casa molti la compravano con il P2P oggi non rischierebbero di perderla e regalarla alla banca che li strozza, la quale ha prestato e creato soldi senza averne quindi dal nulla, e che si ritrova immobili parzialmente praticamente gratis ;)


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