Italia-Francia
10 Dicembre 2007
Personalmente non ho neppure un computer. Mi servo, se sono spalle al muro, di quello di altri. Ma quando una mia corrispondente mi annunciò di voler troncare i suoi rapporti con internet per di nuovo pensare e contemplare, le chiesi quante ore al giorno dedicava a quella sua attività. Mi rispose: quattro ore. Dissi che erano troppe, perfino per attività meno coercitive.
Franco Cordelli, critico teatrale, saggista e scrittore, sul Corriere della Sera, 9 dicembre 2007
La circolazione rapidissima dei saperi grazie alle nuove tecnologie non solo contribuisce all’emergere di nuovi poli culturali, ma consente la nascita di comunità di studio puramente virtuali, svincolate da qualunque luogo fisico. Nascono così nuove forme collettive di elaborazione del sapere che strappano la cultura alla materialità dei luoghi tradizionali, creandone di nuovi del tutto immateriali. [...] La circolazione diffusa di un sapere limita [...] i rischi di una sua eventuale scomparsa. Più un sapere è concentrato in un luogo, più la sua perennità è a rischio., dato che dipende strettamente dal destino del luogo. Invece più un sapere circola, più ha possibilità di sopravvivere. E’ il motivo per cui ancora oggi possiamo leggere Confucio o Aristotele.
Christian Jacob, ellenista, intervistato da Fabio Gambaro, la Repubblica del 10 dicembre 2007







