Dati liberi

20 dicembre 2007

Pochi giorni fa il progetto Science Commons, costola di Creative Commons, ha lanciato il “Protocol for Implementing Open Access Data”, protocollo che dovrebbe consentire di integrare legalmente tra di loro dati e database di natura scientifica. Il “Protocollo”, come viene semplicemente chiamato, è nato dopo anni di consultazioni ed incontri tra diversi soggetti — tra cui scienziati che si occupano di biodiversità — di varie nazionalità e non è una licenza od uno strumento legale: vuole essere una metodologia per creare tali strumenti legali e per contrassegnare dati già di pubblico dominio a beneficio delle ricerche machine-assisted. Il principio che ispira il protocollo è quello che i dati, nella scienza, divengono realmente utili quando sono messi liberamente a disposizione della comunità scientifica, come nel caso del sequenziamento del genoma umano.

Un primo risultato, una bozza dell’ Open Data Commons Public Domain Dedication and License, è nato dalla collaborazione tra Science Commons, il team legale di Open Database License, Talis e la Open Knowledge Foundation.

Nelle parole di John Wilbanks, vice presidente di Creative Commons e responsabile del progetto Science Commons:

La “libertà di integrare” è una delle libertà fondamentali per ciò che riguarda i dati sul Web […]. L’approccio Open Data Commons License […] implementa le norme per la condivisione dei dati (data sharing), fornendo una guida per gli scienziati che si comportano da buoni cittadini, senza esporli ad azioni legali […]

L’obbiettivo finale è quello di costruire una licenza facilmente comprensibile attraverso un lavoro di raffinamento successivo ottenuto grazie al feedback degli utilizzatori.

L’Open Data Commons License è conforme a CC∅, ad uno dei due nuovi protocolli lanciati da Creative Commons.

CC∅ consente di rilasciare il proprio lavoro liberandolo da restrizioni legali mentre il protocollo CC+ permette di coniugare la diffusione del proprio lavoro sotto licenza non-commerciale con eventuali utilizzi a scopo di lucro da parte di terzi.

 

 

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One Response to “Dati liberi”


  1. […] scannerizzazione della memoria storica, l’apertura dei database scientifici, il ricorso sempre più frequente alle pubblicazioni online open access fornirà un immenso […]


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