Il baule nella soffitta digitale
5 gennaio 2008
Archeologi che effettuano scoperte non scavando in lande desolate o esplorando relitti sommersi ma setacciando i depositi dei grandi musei. Paleontologi che riscoprono ossa preziose dimenticate da decenni negli scantinati delle università riclassificandole e rivalutandole. Medici e biologi che individuano nuove correlazioni tra malattie od utilizzi alternativi di farmaci già conosciuti analizzando ed incrociando dati di ricerche precedenti. Astronomi che ricontrollano vecchie lastre fotografiche individuando corpi celesti o fenomeni sfuggiti alle osservazioni originali.
La mole di dati, informazioni, reperti archiviati negli ultimi due secoli è andata crescendo con il ritmo esponenziale che contraddistingue l’era moderna. Questo ha consentito negli ultimi anni di organizzare studi e ricerche basandosi quasi esclusivamente sull’analisi e la comparazione di vecchie ricerche, reinterpretate e riconsiderate alla luce delle nuove informazioni e delle nuove tecniche nel frattempo acquisite.
Questa tendenza al riutilizzo ed alla rivisitazione non potrà che aumentare grazie alla digitalizzazione e all’immissione continua ed inarrestabile di dati vecchi e nuovi nella Rete.
La scannerizzazione della memoria storica, l’apertura dei database scientifici, il ricorso sempre più frequente alle pubblicazioni online open access fornirà un immenso patrimonio di informazioni sempre più strutturate — e quindi facilmente confrontabili ed analizzabili — da utilizzare e riutilizzare più volte e su più livelli.
Già ora passare al setaccio il Web costituisce una fase importante di ogni progetto di ricerca ma si può ipotizzare, per gli anni futuri, l’emergere di nuove figure non solo di scienziati e ricercatori ma anche di storici e di sociologi per i quali la ricerca sperimentale o “sul campo” consisterà esclusivamente nel setacciare il mare magnum dei dati e delle informazioni depositato in quel database globale che sta diventando il Web. L’utilizzo di raffinati motori di ricerca semantici, di interrogazioni in linguaggio naturale, di sofisticate tecniche di data mining e di information retrieval permetterà di evidenziare schemi emergenti tra dati già raccolti in luoghi e tempi diversi, di scoprire nuove relazioni tra cause ed effetti, di individuare legami inaspettati tra eventi storici o tra fenomeni sociali.
E’ ora di iniziare a scavare nei siti. Quelli nel reame digitale.








23 gennaio 2008 at 3:39 pm
[...] il progetto di ricerca Spire si propone di indagare su come le tecnologie del semantic web (e quindi linguaggi di markup come RDF e OWL) possano essere utilizzate per supportare la scienza in generale e l’ecoinformatica in particolare. L’obbiettivo è quello di creare un framework — ontologie, protocolli, agenti e strumenti — in grado di agevolare e migliorare la ricerca e l’integrazione dei dati e delle informazioni tra i documenti sparsi nel web facendo emergere nuove conoscenze attraverso l’utilizzo, per esempio, di tecniche inferenziali. Direi che in parte il progetto si ricollega a quanto ho scritto nel post della soffitta digitale. [...]
11 luglio 2008 at 12:02 pm
[...] che forse si può osservare – come avevo ipotizzato anch’io tempo fa – è che quel gigantesco archivio condiviso nonché elaboratore distribuito qual’ è Internet [...]