Il mio social network

24 febbraio 2008

Da dove partire per costruire il proprio social network? Mi è capitato di riflettere su questo tema in seguito ad un contatto che ho avuto durante le mie ricerche per trovare progetti web 2.0 based a cui collaborare.

All’estero, soprattutto negli States ed in Australia sono già presenti specialisti – online community strategist, social networking designer, community manager – in grado di seguire tutte le fasi della progettazione e della successiva gestione di una piattaforma di social networking. In Italia, ovviamente, siamo solo agli inizi ma anche qui cominciano ad essere richieste queste figure professionali, in grado di abbracciare competenze multidisciplinari che vanno dall’informatica alla sociologia, dalla teoria della complessità alla psicologia, dall’economia all’antropologia alla teoria delle reti. Qualcosa di più di un software architect. Un ingegnere informatico con interessi multidisciplinari, ecco quello che ci vuole! :)

Va bene, al di là dell’autopromozione cerchiamo di stabilire qualche sintetica “linea guida per la creazione di un fantastico social network”.

In questi ultimi mesi sembra, com’è naturale, che vi sia un certo raffreddamento dell’interesse degli utenti e dell’advertising online per i social network. Proprio per questo occorre stabilire con molta attenzione:

  • la nicchia che la propria rete sociale vuole occupare nell’ecosistema digitale e le finalità, gli obbiettivi che si vogliono raggiungere con la sua creazione.

La progettazione di un social network, che dovrebbe avvalersi per la parte strettamente informatica di strumenti (per esempio UML) e metodologie consolidate, deve:

  • partire dall’individuo, procedere verso l’utente, offrendogli un valore aggiunto in maniera immediata ed infine creare le condizioni perché la rete sociale, vista come un sistema complesso (forse persino adattivo), cresca ed evolva in maniera (quasi) autonoma.
  • Semplicità, accessibilità, usabilità sono le parole chiave, anzi i tag, da considerare sia nel design che nella creazione degli strumenti a disposizione dell’utente (per la creazione di contenuti, per la comunicazione, per la condivisione, per il bookmarking).
  • Favorire la socialità e l’esplorazione dei contenuti nella maniera più libera e trasparente possibile.
  • Non trasformare il sito sociale in un giardinetto chiuso e recintato, ma adottare standard aperti (OpenSocial).
  • Prevedere uno strato semantico (per iniziare FOAF, microformati) per “arricchire di significato” e preparare al futuro prossimo venturo il nostro social network.
  • Definire a priori e con chiarezza politiche sulla proprietà dei contenuti, sulla privacy, sulla gestione delle identità, sul codice di condotta, sullo spam, sulla cancellazione dal social network.
  • Preparare il terreno, sviluppando interesse intorno al progetto prima del suo lancio (blog e tumblelog associati, strategie virali, chiamata a raccolta di amici e colleghi).

La creazione della nostra rete sociale è solo il primo passo: è come avere piantato dei semi per realizzare, dal nulla, un grande parco. Un parco è un ambiente complesso, che va continuamente seguito, monitorato, rifornito d’acqua e di concime. Occorre effettuare tutta una serie di operazioni che facciano sì che si crei un equilibrio dinamico in grado di creare un’ecosistema quasi autosufficiente, curando in particolar modo le piante in grado di attrarre insetti utili ed eliminando le erbacce infestanti. La metafora mi sembra chiara.

Occorre, durante tutto il ciclo di vita del social network:

  • seguirlo quotidianamente, magari con un community manager a tempo pieno, in grado di analizzarne l’andamento quantitativo (con opportune metriche) e quello qualitativo, individuando, per esempio, i membri più attivi, i leader, o lanciando periodicamente iniziative e contests.
  • introdurre nuovi servizi con la collaborazione e l’appoggio degli utenti, senza però appesantire il sito con valanghe di applicazioni, col il serio rischio di comprometterne semplicità ed appeal.
  • Seguire, comprendere, gestire l’evoluzione dell’ambiente interno e di quello esterno (web, società).

Ma per implementare un social network che strade si hanno a disposizione?

Essenzialmente quattro:

  • Crearlo da zero. Affidandosi ad una web agency con le competenze necessarie (viste le linee guida sopra esposte) o avvalendosi di un team di programmatori e web designer (utilizzando per esempio, PHP, Ajax e MySql) si possono ottenere ottimi risultati avendo naturalmente a disposizione un budget consistente.
  • Soprattutto negli Stati Uniti esistono compagnie white labeled specializzate nella realizzazione di social networking. Anche qui è spesso necessario un discreto budget e naturalmente vi è il limite “geografico”, essendo aziende che operano spesso in stretta relazione con il cliente.
  • Compagnie che offrono una piattaforma online e strumenti per il fai da te, che permette di costruire facilmente una rete sociale. Velocità e semplicità d’uso (oltre che il costo zero per le soluzioni base) sono i lati positivi, mentre scarse capacità di personalizzazione e proprietà dei dati (che rimangono della compagnia) sono quelli negativi. Ning è la più famosa tra queste.
  • CMS open source come Drupal e Joomla! che hanno moduli ed estensioni in grado di trasformarli in social network. Ma anche la semantic personal publishing platform WordPress (che ha vinto come miglior social networking CMS all’ Open Source CMS Awards 2007) ed Elgg, una open source open platform. Forse questa è la strada migliore per progetti di media grandezza, avendo richieste accettabili in termini di competenze tecniche e di budget e garantendo buone possibilità di personalizzazione, scalabilità ed integrazione con servizi esterni.

Di seguito qualche link interessante sull’argomento:

Promuovere Applicazioni Web-based: Strategie Di Marketing Per Le Tue Web Applications

Information Design Per Il Web 2.0: Semplice E Sociale

Social Software: Rischi E Problemi Dei Social Media

Nine Ways to Build Your Own Social Network

Social NETWORKS are much more than Social MEDIA

Social network websites: best practices from leading services

How To Build A Social Network

Elementi teorici per la progettazione dei Social Network

update: The Cultivation Equation for Social Design (Part 1)

The Cultivation Equation Part 2: Motivation

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6 Responses to “Il mio social network”


  1. […] post by Moto browniano. La verità, vi prego, sul Web 2.0 Share and Enjoy: These icons link to social bookmarking sites where readers can share and […]


  2. Interessantissimo articolo. Sono grosso modo d’accordo con la tua analisi nonché sulle tue conclusioni.

  3. Federico Bo Says:

    Grazie Enrico. Il punto è, come hai scritto più volte tu riprendendo la visione di Berners-Lee, che è il Web il vero grande social network.

    Facendo un parallelo con la posta elettronica, che ha avuto un immediato, travolgente e duraturo successo grazie alla sua “essenzialità” ed ai suoi protocolli aperti, il social networking è semplicemente una funzionalità “primeva” di Internet che deve essere veicolata da un “protocollo” comune e supportata da standard aperti.
    Ma anche su questo hai scritto diversi post molto interessanti.


  4. Direi che appoggio pienamente entrambi, come gia’ potete immaginare .)

    Siamo tutti sulla medesima lunghezza d’onda.
    La domanda vera e': la direzione e le tecnologie per completare il giro del social networking universale e basato sul trust stanno iniziando ad esserci.

    La sfida sta nello trovare quell’equilibrio di business open e allo stesso tempo sostenibile per non continuare il walled garden dei network sociali, ma di creare una comunita’ che comunque risponda alla sempre maggior consapevolezza del valore aggiunto che il singolo porta nel servizio gratuito offerto.

    Rispetto alle 4 direzioni finali proposte, cambia proprio il senso di prospettiva rispetto all’innovazione tecnologica dalla quale dipendere, ed eventulamente implementare.

    Il Web e’ sempre stato sociale, sta cambiando la semplicita’ con la quale gestire e presentare questa sua caratteristica, nonche’ l’averlo applicata a nicchie ben determinate e distinte, che ne ha facilitato la comprensione e la diffusione per gli utilizzatori stessi.

    Non credo sia un caso che WordPress sia di fatto la piattaforma test per l’applicazione iniziale degli standard futuri del Web medesimo. E la testa di ponte dei loro utilizzi primari.

    La vera domanda alla fine e’ quando si stancheranno gli utenti dell’approccio tradizionale, se tutti continuano a creare walled garden per ogni servizio offerto…

    Cosa tra l’altro, assai controproducente per la Rete stessa.
    Altro fattore che mi ha sempre stimolato e’ che si ha per le mani un media: dirigere e prevedere il successo di qualsiasi cosa cosi’ aleatoria non e’ assolutamente facile.

    Specializzarsi in questa gestione, poi, non ne parliamo .)


  5. Ovviamente mi riferivo alla difficolta’ degli operatori del settore a giustificare il costo e il maggiore overhead al cliente o al committente del peso di usare teconologie aperte come giustamente citavi, rispetto a soluzioni piu’ markettare e piu’ conosciute.

    Spiegare in parole brevi, chiare e per il diretto vantaggio dell’altra parte e’ la vera sfida, purtroppo. O almeno quella piu’ incasinata e irrazionale .)

  6. Federico Bo Says:

    Capisco le difficoltà di cui parli. Eppure con tutto quello che il mondo open ormai offre…


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