Piove, opposizione ladra

24 ottobre 2008

Quindi, ricapitolando, questo governo considera:

  • l’istruzione pubblica un peso
  • studenti e professori rispettivamente facinorosi e fannulloni
  • l’università una perdita di tempo
  • la ricerca un’attività inutile
  • il dialogo una smentita
  • l’ambiente un optional
  • il cambiamento climatico una sorta di sindacato che mette i bastoni tra le ruote all’industria italiana
  • il pensiero critico un’attentato
  • magistrati, giornalisti, scrittori, cineasti, architetti ecc. “comunisti”
  • le relazioni internazionali occasioni per portare le pastarelle
  • il razzismo un’invenzione
  • l’antifascismo una scocciatura
  • “l’altro” una minaccia
  • la mafia……..quale mafia?
  • il futuro un problema, il passato un’opportunità

Dimentico qualcosa? Comunque nel prossimo sondaggio immagino una percentuale di consensi in aumento al 70/75%. Così m’imparo…

Post distribuzione

17 ottobre 2008

L’arena di contaminazioni culturali e di sperimentazioni sul virtuale ibrid@menti si è spostata sul nuovo sito, dove il tema chiave, “l’università del futuro” continuerà ad essere esplorato dalla comunità degli  “ibro-blogger”. Anch’io ieri mi sono iscritto e mi sono soffermato a riflettere su un problema che sempre più spesso mi trovo davanti.

Negli ultimi tempi ho deciso di collaborare a progetti e siti – di citizen journalism come AgoraVox o comunità come ibrid@menti – che raccolgono contributi degli utenti. Posto che l’ideale sarebbe creare ogni volta contenuti originali resta il fatto che spesso, per motivi di tempo o di scarsa vena creativa, si preferisce condividere in un contesto più ampio un post scritto per il proprio blog. A questo punto ci si deve loggare nel sito prescelto per la diffusione del proprio contenuto, copiare ed incollare il proprio post, adeguarlo alla formattazione e più in generale alle regole del sito stesso, sottoporlo per l’accettazione e quindi, forse, vederlo pubblicato. Un processo piuttosto tedioso.

Esiste una comunità di ricercatori e scienziati, Research Blogging, che raccoglie post in cui vengono condivise e commentate ricerche già pubblicate su riviste scientifiche. Si tratta di una sorta di peer review a posteriori. Il meccanismo è piuttosto semplice: ogni utente scrive un post sul proprio blog, aggiunge uno snippet o widget (comunque un frammento di codice) per segnalare che quel post è dedicato alla recensione di un articolo pubblicato ed un software che monitora i blog degli utenti registrati provvederà a “pescarlo” e ad inserirlo automaticamente – e con  la giusta formattazione – nel blog aggregatore.

Mi sembra un’ottima soluzione per l’utente attivo: semplice, veloce ed efficace. Ed ogni post potrebbe contenere snippet multipli, magari evidenziati con icone, che distribuiscono il contenuto in più siti-aggregatori in maniera mirata. E’ come appendere il post a palloncini riempiti di elio, che li porteranno a salire verso (blog)sfere sempre più ampie o, comunque, ad atterrare in luoghi – contesti – anche molto differenti da quello iniziale.

Forse l’università italiana ce la farà, malgrado tutto; sono stato ad Urbino nel fine settimana, in occasione del Festival dei blog-Conversazioni dal basso ed ho avuto modo di vedere un luogo di conoscenza attiva, coltivato dalla locale università, in cui l’energia vitale trasmessa dagli studenti e da un corpo docente carico di competenza, creatività ed umanità contamina ogni visitatore.

Per una delle manifestazioni in programma, l’AcaBarCamp, ho preparato una presentazione che, anche grazie al feedback dei lettori del mio blog, integra ed amplia il post sull’ipotesi di un Corso di Laurea in Scienze del Web.

Qui la versione inglese delle slides e qui, tra gli altri, il video del mio intervento (ripreso grazie ai ragazzi de “Il Cannocchiale“), che segnalo per pura vanità (d’accordo anche per comprendere meglio le slides)…

Un ringraziamento particolare a Giovanni e Fabio che mi hanno incoraggiato a fare questa presentazione.

La mia matematica

9 ottobre 2008

Flashback: mio padre che piuttosto spazientito tenta di spiegarmi la divisione. Quoto, divisore, dividendo. Una torta, tante fette, a me, a te. Uffa. Però mi piacevano i numeri. Mi piaceva scriverli. Mi affascinava il balletto che mettevano in scena ad ogni operazione. Un due tre, tango. Poi quattro cinque sei sette. Me lo ricordo, quel sette barocco e bambino, avec serif. Così come l’uno, del resto. Erano diversi i miei numeri. Ero diverso io, allora.

Alle medie ero il piccolo mago delle espressioni. La coreografia era cambiata, era più un gioco di porte che si aprivano e si chiudevano. Parentesi tonde, quadre e graffe. Mai saputo disegnarle, le graffe.

La memoria si punge. E’ il vertice di un triangolo. Quanti triangoli. Quadrati meno, troppo banali. Trapezi il giusto, esotici e ribelli.

I teoremi del liceo. Le convergenze parallele dicevano in tv. Eh? Anche di tangenti si parlava là fuori. Di seni meno. In classe era invece tutto un poliedrico discorso.

Funzioni, che tu lo voglia o no. Adorabili equazioni. L’inizio di una storia d’amore e di odio tra i fogli di carta. I fogli: tanti, tantissimi. Foglie postume sacrificate alla ricerca della soluzione perfetta.

Università. Ingegneria. La conoscenza della matematica diventa intima. Dimostrazione ne sono le dimostrazioni. Teoremi da conquistare, più che da sviluppare. Un passaggio dopo l’altro, rigo dopo rigo, pagina dopo pagina. E si scopre la bellezza. Fredda ed austera, come diceva Bertrand Russell. La matematica come estetica del razionale. Sublimazione del pensiero logico. Il Libro di Erdõs sfogliato con reverenza ma con sempre maggior sicurezza.

E, all’altro estremo, veder ricadere dall’uranio matematico una manna provvidenziale che mi ha aiutato a comprendere il reale. Ho visto formarsi nella mia mente strumenti potenti, e li ho utilizzati per dipanare l’essenza del mondo. Equazioni differenziali, integrali in tutte le loro declinazioni, matrici (sudoku assai più divertent), successioni, serie, trasformate, teoria di gruppi e tutto il resto, quello che non ricordo più.

Per ballare con le sue ancelle – Fisica, Informatica, Chimica, Economia – ho dovuto chiedere il permesso a sua maestà, la Matematica.

Ed oggi? Ho smesso di frequentare con assiduità numeri, forme geometriche, teoremi ed equazioni. Ma un giorno di questi prenderò in mano un libro e ricomincerò a studiare ed a riempire fogli su fogli di calcoli e dimostrazioni. Perché, alla fine, il tempo passato con la regina è stato uno dei più felici.

ps a proposito, io conto ancora utilizzando le dita delle mani…

Carpooling online

6 ottobre 2008

Ho da poco svolto una ricerca sul carpooling ed in particolare sui servizi di carpooling presenti nel Web.

Ho scritto un breve documento dal titolo Carpooling online che raccoglie i risultati di questa ricerca e tenta di tracciare qualche linea guida per progettare un attraente ed efficiente servizio di carpooling web-based.

Di seguito l’introduzione; per chi fosse interessato all’argomento, qui su Scribd può leggere e/o scaricare l’intero documento.

Lo sviluppo sostenibile, il risparmio energetico, la lotta ai cambiamenti climatici, la vivibilità nelle metropoli sono più che concetti chiave nella moderna società globale: sono sfide da affrontare attraverso la creazione di nuovi modelli economici e sociali. Non potendo partire ex novo, questi modelli devono ancorarsi a realtà esistenti, cercando di modificare comportamenti abituali e di trovare nuovi e più efficienti utilizzi di tecnologie esistenti. L’innovazione parte dall’osservazione.

L’automobile, per esempio, è una delle invenzioni che più ha influito sugli stili di vita, sulle abitudini e sulle dinamiche sociali dell’ultimo secolo. Uno degli indici più attendibili quando si cerca di definire lo stadio di sviluppo di una nazione è proprio il numero di veicoli circolanti, vedi il caso delle economie emergenti come la Cina. Da un punto di vista tecnologico le automobili si sono evolute, diventando strumenti sempre più efficienti e sicuri. Veder circolare un numero sempre più alto di veicoli ibridi ed elettrici è sicuramente auspicabile ma vedere in giro meno auto lo è di più. Un buon sistema di mobilità pubblica è sempre la soluzione migliore, in termini di impatto ambientale e di risparmio energetico, ma esistono anche modi per rendere più efficiente il parco macchine esistente. Uno dei più gravi motivi di inefficienza nella mobilità privata è il fatto che molto spesso un’autovettura circola con il solo guidatore, lasciando vuoti altri tre/quattro posti (anche di più se si considerano le moderne auto a 7 posti).
Da questa osservazione è nato, diversi anni fa*, il concetto di ridesharing, di condivisone di un viaggio, di un veicolo. Dietro questa definizione si nascondo in realtà diverse “interpretazioni”: si può condividere un auto di proprietà con altri passeggeri, su base volontaria od utilizzando una società che fornisce questo servizio, per un solo viaggio o per un percorso compiuto quotidianamente; si può condividere con altri utenti anche una flotta di veicoli da utilizzare secondo le modalità di un noleggio semplificato. Da qualche anno, grazie ad Internet, molte società o gruppi di utenti si affidano alla Rete ed a software specializzati per offrire e cercare posti, creare gli equipaggi in base ai tragitti, combinando le diverse esigenze ed utilizzando diversi sistemi per la divisione delle spese e la gestione della “reputazione” degli utenti.

In questo documento definiremo con esattezza quello che si intende quando si parla di un servizio di auto condivisa, elencando le varie forme che può assumere ed evidenziandone vantaggi e svantaggi; esploreremo alcuni degli ormai innumerevoli siti online che forniscono questo tipo di servizio, indicandone le principali caratteristiche e peculiarità. Cercheremo di individuare alcuni punti che possano servire da linee guida per progettare ed implementare al meglio un servizio di ridesharing web-based.

* Le prime forme di ridesharing sono nate durante la seconda guerra mondiale per poi ricomparire durante la crisi petrolifera degli anni ’70.

update: il progetto per cui ho compiuto questa ricerca è entrato ufficialmente nell’ecosistema di Kublai.

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