Appunti su Facebook

23 dicembre 2008

E se il web 2.0 non fosse un’ “era” nella storia della Rete ma solo un prodromo? Quello che sta accadendo con i social network mi sta facendo riflettere. Prendiamo Facebook. Il suo successo anche tra coloro che non frequentavano abitualmente il Web è indubbio. Persone che non avevano mai aperto un blog, che non mettevano online foto e video, che non condividevano link, che non utilizzavano chat o servizi tipo Twitter, che non frequentavano communities improvvisamente diventano assidui utilizzatori di questi strumenti nella loro versione integrata in Facebook.

Quali sono le cause di questo innamoramento collettivo per questo social network in particolare? Probabilmente un impatto iniziale addolcito dal contatto con persone conosciute, la sensazione di essere in un ambiente “protetto”, l’apparente semplicità d’uso – che nasconde una rozza gestione delle informazioni come rilevato da Zambardino, gli stimoli continui ad essere “attivi” (anche solo per rispondere a quiz e test), la tendenza a riprodurre luoghi, situazioni, dinamiche della vita sociale offline . Gli utenti interagiscono tra di loro in Facebook e nella realtà analogica, anche grazie a Facebook. Non si avverte stacco tra la vita e le esperienze quotidiane “là fuori” e quella che avviene tra i quattro lati degli schermi. Cosa piuttosto scontata tra i nativi digitali, assai meno per chi aveva un rapporto saltuario o meccanico con la Rete, o per chi non la frequentava affatto.

Credo che le funzionalità più interessanti, da un un punto di vista sociologico (e psicologico) siano

  • lo status, che permette di “appiccicare” una nuvola che, come nei fumetti, rende visibili frammenti della propria esistenza e del proprio flusso di coscienza. Frammenti che, finalmente, possono essere sottoposti in “real time” al giudizio, si spera benevolo e complice, degli “altri”.
  • il Wall, dazibao ego-centrico, vetrina intermittente dei nostri dialoghi minimi.
  • il News Feed, il reality show più seguito (e senza la Ventura…).
  • i gruppi, con cui cerchiamo alleati per le nostre passioni, le nostre idiosincrasie, le nostre speranze.
  • i Commenti, su tutto, su tutti. Mi commentano, dunque sono.

Tutti strumenti, questi e gli altri, che già esistevano ma che uniti in un unico ambiente si rafforzano a vicenda facendo emergere un seducente socio-sistema.

Sembra che Facebook sia la prima applicazione dopo l’email che incida in maniera profonda ed immediata nella vita di tutti i giorni di persone di ogni genere. Perché? Perché è un servizio generalista, che in qualche modo può essere associato al corrispondente modello televisivo. Non è un social network professionale o di nicchia, non è rivolto ad una particolare categoria sociale o ad una determinata fascia generazionale, non occorre produrre video o foto o contenuti particolari. C’è un po’ di tutto, niente in particolare.

C’è un’altra considerazione da fare. Causa ed effetto collaterale insieme, la massa critica di gente “qualunque” che lo popola trasforma Facebook in una intrigante ed insidiosa macchina del tempo. Ritrovare vecchi amici, antichi amori, amanti e colleghi di un era passata induce al confronto tra il nostro percorso di vita e quello degli altri. Qualche volta specchiandoci in loro ci collochiamo nella schiera dei vincenti, altre volte in quella dei perdenti.

Chi abbia vissuto la surreale esperienza di chattare contemporaneamente con il primo amore e con il grande amore – e magari con l’attuale amore – non può non aver provato una sensazione di sdoppiamento: le porte scorrevoli delle alternative che si riaprono, nuove linee di mondo si materializzano, presenti paralleli in cui le scelte fatte sembrano non più così definitive.

Un ultima nota. Sembra che, in un certo senso, stia ritornando l’epoca dei portali. La differenza è che adesso ognuno ha il suo, magazine multimediale in tempo reale redatto in collaborazione con i propri lettori-autori, pieno di articoli più o meno interessanti, di terze pagine, di gossip, di ultim’ora (o minuto…), di speciali, di brevi, di editoriali, di segnalazioni, di rubriche. E’ probabile che questo portale-lifestream personale fagociti tutti i servizi e le applicazioni che sono ora sparsi, dai blog alle email, dai sistemi di IM a quelli di microblogging, dai calendari condivisi al social bookmarking, ai servizi di condivisione di foto e video, alle personal web-tv. Via desktop, laptop, netbook, smart-phone la nostra home digitale sarà il nostro definitivo punto di accesso e di uscita dalla Rete nonché la nostra sintesi digitale.

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