Shirky…

15 aprile 2009

…e il suo “Uno per uno, tutti per tutti” (Codice Edizioni, 2009) mi ha deluso. Una raccolta di use cases, tra cui gli sfruttatissimi esempi di Wikipedia e di Linux, con poche analisi piuttosto superficiali e scontate.

Mi segno solo la scala della partecipazione: condivisione, collaborazione, produzione collaborativa, azione collettiva. Ogni gradino aggiunge valore  e complessità all’interazione sociale. Molto buona la traduzione di Federico Fasce.

L’errore di Damasio?

15 aprile 2009

Antonio Damasio, famoso neuroscienziato autore di una trilogia molto apprezzata sulla relazione tra mente, cervello e corpo, sta per pubblicare su PNAS una ricerca in cui viene evidenziato come assimilare informazioni che abbiano a che fare con questioni etiche richieda un tempo minimo di elaborazione da parte del cervello, valutabile in 6/8 secondi.

Da questo presupposto, fin dal titolo della fonte originale, “Tweet this: Rapid-fire media may confuse your moral compass” si è fatta un’arbitraria associazione con i digital media, in particolare con i servizi di microblogging come Twitter o addirittura con i social network come Facebook, imputando loro una certa “cecità morale”.

Nella fonte originale Manuel Castells, commentando i risultati della ricerca, dice:

he was less concerned about online social spaces, some of which can provide opportunities for reflection, than about “fast-moving television or virtual games.”[...]. In a media culture in which violence and suffering becomes an endless show, be it in fiction or in infotainment, indifference to the vision of human suffering gradually sets in

Lo stesso Damasio punta il dito contro i mass media, non citando i social media.

Vi è stata una forzatura nell’interpretazione della ricerca che dalla fonte primaria si è diffusa ed amplificata attraverso le fonti secondarie; qui in Italia si possono citare il blog di De Biase e soprattutto un articolo del Corriere della Sera online che interpreta in modo del tutto originale i risultati di Damasio.

Perché nessuno mi ha avvertito di questo bellissimissimo add-ons di Firefox che impagina stile “magazine” i feed RSS aggregati da Google Reader?

feedly

Finalmente una lettura semplice e gradevole dei feed RSS, un’organizzazione dei contenuti decisamente buona, una visualizzazione delle categorie eccellente, ottima interazione con l’utente, una video (e foto) gallery estratta automaticamente, la possibilità di far evidenziare i feed dalle fonti più importanti e di votare e condividere gli articoli, collegamento con Twitter. E che volete di più…

ps mi sono accorto di un’altra funzionalità: facendo ricerche sul web tramite Google, per esempio con parola chiave “facebook”, appare nel risultato delle ricerche una sezione Explore Feedly for facebook che scova tra i propri feed quelli contenenti la parola chiave.

Ottimo l’articolo/post di Stefano Mizzella sul life sharing.

Aggiungo un paio di considerazioni.

Il “collasso dei contesti”, dovuto alla frammentazione e alla destrutturazione dei propri contenuti online, e il “pubblico invisibile”, la moltiplicazione e la diversificazione dei possibili lettori/utilizzatori degli stessi, producono effetti che andrebbero interpretati con strumenti tipici della semiotica interpretativadi Eco.

Il testo è un prodotto la cui sorte interpretativa deve far parte del proprio meccanismo generativo. [...] chi produce il testo (emittente) dovrà effettuare una serie di supposizioni riguardo le modalità e le conoscenze dei possibili lettori.

Questa assunzione nel mondo degli UGC è spesso disattesa sia perché le supposizioni non vengono fatte, sia perché il pubblico dei propri lettori può risultare estremamente eterogeneo, sia infine perché la decontestualizzazione rende assai difficile la sorte interpretativa di un contenuto online.

I contenuti del web sono necessariamente “testi aperti”, spesso a dispetto delle intenzioni dell’autore.

Prevedere i terremoti non è ancora possibile. Ci sono molte linee di ricerca, una delle quali è la rilevazione della concentrazione di radon che il ricercatore tecnico dell’INFN Gioacchino Giuliani persegue (non è il solo, si legga qui per esempio.).

Ma ci andrei molto, ma molto cauto su questo tipo di previsioni. Nel mondo ci sono centinaia di scienziati, ricercatori e gente comune (per non parlare di sensitivi)  che sostiene di avere un metodo per prevedere terremoti. Ogni giorno è previsto un terremoto da qualche parte: 99 volte su cento non si verifica e la cosa cade nell’oblio. L’unica previsione azzeccata fa scalpore, ma non è affatto detto che sia dovuta alla bontà del metodo utilizzato.

Perché una teoria scientifica sia valida deve essere verificata da altri scienziati e fornire previsioni attendibili: sempre (o quasi), non una sola volta.

Ho letto che Giuliani asserisce che il suo metodo prevede un evento da 6 a 24 ore prima: ma le sue segnalazioni si sono susseguite per mesi, senza dare mai una data precisa.

A l’Aquila erano settimane che persisteva uno sciame sismico e forse anch’io sarei stato buon profeta nel prevedere un prossimo terremoto…

Non dico che il metodo Giuliani non possa avere qualche fondamento scientifico – anche se il parlare di legami con gli allineamenti con la Luna (può essere) e Venere (molto meno) mi lascia perplesso – ma occorre sempre molta cautela da parte di tutti nei giudizi, come sempre in Italia condizionati dall’emotività del momento.

update: Marco Cattaneo argomenta meglio di me…

update II: un contributo da Scientific American

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.