I limiti dell’interpretazione dei contenuti online

7 aprile 2009

Ottimo l’articolo/post di Stefano Mizzella sul life sharing.

Aggiungo un paio di considerazioni.

Il “collasso dei contesti”, dovuto alla frammentazione e alla destrutturazione dei propri contenuti online, e il “pubblico invisibile”, la moltiplicazione e la diversificazione dei possibili lettori/utilizzatori degli stessi, producono effetti che andrebbero interpretati con strumenti tipici della semiotica interpretativadi Eco.

Il testo è un prodotto la cui sorte interpretativa deve far parte del proprio meccanismo generativo. […] chi produce il testo (emittente) dovrà effettuare una serie di supposizioni riguardo le modalità e le conoscenze dei possibili lettori.

Questa assunzione nel mondo degli UGC è spesso disattesa sia perché le supposizioni non vengono fatte, sia perché il pubblico dei propri lettori può risultare estremamente eterogeneo, sia infine perché la decontestualizzazione rende assai difficile la sorte interpretativa di un contenuto online.

I contenuti del web sono necessariamente “testi aperti”, spesso a dispetto delle intenzioni dell’autore.

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One Response to “I limiti dell’interpretazione dei contenuti online”

  1. Stefano Says:

    Condivido pienamente l’accezione di testi aperti. Certamente, come sottolinei, i comportamenti del pubblico del web (probabilmente non ha più senso parlare di pubblico) sono molto difficili da prevedere rispetto a quanto accadeva con i media tradizionali. Tuttavia, proprio in ragione di questa difficoltà diventa assolutamente importante la fase di progettazione di qualsiasi attività di comunicazione su web.

    Gli UGC sono un ottimo esempio in tal senso: alzi la mano chi almeno una volta ha sentito un manager dire qualcosa del tipo “bisogna creare un video virale!”. Frasi del genere sono una vera e propria maledizione per chi si occupa di comunicazione online. Uno dei messaggi più difficili da far passare quando ci si relaziona con un’azienda riguarda proprio la necessità di progettare “il virale”, a dispetto della presunta spontaneità di simili operazioni.

    Le “supposizioni” di cui parla Eco risultanto dunque estremamente importanti nella definizione di una campagna virale: se i mercati sono conversazioni, queste conversazioni necessitano di essere progettate da parte dell’emittente, sia quest’ultimo un untente tradizionale o un brand internazionale.

    La formulazione originale di Eco trova a mio parere un ulteriore significato se rapportata allo scenario del web contemporaneo: i contenuti del web sono necessariamente testi aperti, ma laddove tale evoluzione è portatrice di innovazione in termini di orizzontalità della comunicazione, dall’altra non fa che aumentare in modo quasi ingestibile il “rumore” delle comunicazioni stesse.


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