14 luglio 2009

Commissionato dal NESTA, l’agenzia per l’innovazione britannica, e scritto da esperti del settore è uscito “Social by Social – A practical guide to using new technologies to deliver social impact”, una “pratica guida per creare un impatto sociale con le nuove tecnologie“.

Il libro è disponibile via print-on-demand ma i suoi contenuti sono rilasciati con licenza Creative Commons e sono liberamente consultabili online.

To report

7 luglio 2009

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E se parlassi una volta tanto di un progetto che mi vede coinvolto?

Per esempio di To report, che da oggi ha il suo bravo blog online?

Abbazia di Montecassino - Scorcio del Chiostro

Abbazia di Montecassino - Scorcio del Chiostro

In Italia vi sono piccole e residuali enclave di  società civile, attenta, colta, preoccupata per il futuro che si collegano tra di loro tramite i sentieri della Rete; come i monasteri e le abbazie dell’alto Medioevo custodiscono – non gelosamente -  le virtù e i saperi ora osteggiati e derisi, sperimentano e innovano nella piccola scala loro consentita, cercano di far opera di proselitismo culturale e tecnologico, mantengono le relazioni con il resto del mondo, gettano le basi sulle quali ripartire e ricostruire una società italiana più aperta, più innovativa, più avanzata socialmente e culturalmente.

Perché finirà, una mattina di queste, quest’era sciatta e immobile come l’aria stantia.

Questi monasteri senza mura di inizio XXI secolo custodiscono, a differenza di quelli originali, non il passato, ma il nostro futuro.

Il tagging modellato

3 luglio 2009

Su Scienza 7 leggo di uno studio italo francese sul tagging che racconta di come i ricercatori abbiano messo a punto un modello che ricrea con sufficiente accuratezza le caratteristiche – già evidenziate in precedenti ricerche – di questo tipo di classificazione di contenuti, come per esempio la legge di Heaps, che similmente a quanto si verifica nei testi, mostra come all’aumentare del numero di tag diminuisce il tasso di introduzione di nuovi tag.

La ricerca è stata pubblicata su PNAS ed è consultabile a pagamento. Fortunatamente ne trovo una copia su HAL, un archivio open access francese gestito dal CNR francese.

E’ bene chiarire che nell’ articolo – tratto quasi integralmente dal comunicato stampa dell’Istituto Nazionale di Fisica della Materia – l’utilizzo del termine “post”, non ha il significato consueto caro a noi blogger ma, come chiarito nel paper, definisce un set di tag utilizzati da un utente per definire un certo contenuto.

In definitiva viene dimostrato che “il processo di social annotation può essere visto come un’esplorazione collettiva ma non coordinata del sottostante spazio semantico (ndr: ovvero dell’insieme di significati che possono essere associati a un contenuto), rappresentato come un grafo, attraverso una serie di cammini casuali.”

Avere un modello che simuli adeguatamente il comportamento reale degli utenti è importante perché permetterà di creare sistemi migliori per combattere lo spam (che si allontana dai modelli individuati) e per catalogare grandi quantità di dati, di affinare i sistemi di ricerca e raccomandazione e di realizzare applicazioni innovative per i social network.

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