Economia della conoscenza: trasformazione o rivoluzione?
1 luglio 2009
Come può il capitalismo, che si basa sulla proprietà privata, gestire l’avanzata impetuosa dell’economia e della società della conoscenza, che è un bene comune, non esclusivo, non competitivo e inesauribile?
A questa domanda fondamentale cerca di rispondere Enrico Grazzini, esperto in economia della comunicazione e dell’innovazione, nel suo “L’economia della conoscenza oltre il capitalismo – Crisi dei ceti medi e rivoluzione lunga” (Codice Edizioni, 2009), sostenendo la tesi che il capitalismo, pur inefficiente e insufficiente nel contesto dell’economia immateriale della conoscenza e dell’intelligenza collettiva, riuscirà a adattarsi e che quindi non ci sarà una rivoluzione — al limite una “rivoluzione lunga” — ma una trasformazione graduale verso un sistema diverso, dominato non dalla scarsità ma dall’abbondanza, non dalla competizione ma dalla collaborazione. Questo passaggio dovrebbe essere stimolato e guidato da una nuova classe sociale, quella dei lavoratori della conoscenza (knowledge workers, che Grazzini identifica con coloro che hanno ricevuto un’educazione formale di medio-alto livello), eterogenea e trasversale ma che controlla già il mezzo di produzione dominante di questa nuova era: la conoscenza, appunto.
L’esplosione dell’economia della conoscenza è dovuto, secondo Grazzini, ad un mix sorprendente tra la controcultura e l’etica hacher del ’68, l’istruzione di massa voluta dalle famiglie e le politiche neo-liberiste.
La conoscenza, che viene cercata e sfruttata per cercare vantaggio concorrenziale dal capitalismo, il free riding per eccellenza, viene poi da esso ingabbiata per limitarne gli aspetti più “pericolosi”, come la sua tendenza a diffondersi liberamente e a favorire modelli produttivi alternativi, basati su una struttura reticolare non gerarchica, meritocratica, collaborativa e trasparente.
La tecnologia oggi dominante, Internet, è “ il prodotto specifico dei lavoratori della conoscenza, e rappresenta la dimostrazione del loro potere tendenzialmente autonomo nel campo della comunicazione e della conoscenza.” Il fatto che questa tecnologia non solo erediti lo spirito aperto e libertario dei suoi creatori ma abiliti i suoi utenti a creare e diffondere con facilità idee, informazioni e innovazioni la rende oggetto di tentativi più o meno espliciti di controllo, di ridimensionamento, di censura. Sono i knowledge workers, benché ancora divisi e privi di un’identità certa, coloro che dovrebbero – come già stanno iniziando a fare con i movimenti di opinione che nascono e si diffondono nella Rete – organizzarsi e mobilitarsi per ottenere dal potere politico una gestione democratica, trasparente e innovativa dei beni comuni, come la conoscenza e il suo messaggero, Internet.
Abbiamo detto che Grazzini sostiene una tesi, quella dell’evoluzione graduale dell’attuale capitalismo industriale e finanziario-speculativo verso un capitalismo “illuminato” che integri senza remore e vincoli l’economia della conoscenza; tale tesi viene però contraddetta ogni volta – e capita spesso – in cui si citano le differenze quasi inconciliabili tra le idee fondanti del capitalismo, come quella dell’utilitarismo egoistico, e la “democrazia economica” che si base su valori etici progressivi, come sull’altruismo, sulla collaborazione, sullo scambio trasparente e sulla reciprocità.
Al di là di questa dicotomia, il libro è interessante e puntuale, ricco di dati soprattutto nella parte dedicata all’analisi delle politiche dell’innovazione nei vari stati industriali; meno convincente e originale la seconda parte, quella che si occupa della Rete in cui i debiti, riconosciuti dall’autore, a testi come “La ricchezza della Rete” di Benkler e “Wikinomics” di Tapscott sono evidenti.
Angeli-ciceroni per viaggiatori
19 maggio 2009
Appena ho sentito parlare di Angeli per Viaggiatori mi sono detto: “Ah, questa sì che è una buona idea!”, una messa in pratica di quella socializzazione “di ritorno”, dalla Rete verso l’offline quotidiano e verso il territorio, di cui avevo accennato.
Nato da un idea di Stefano Consiglio, docente di Organizzazione Aziendale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II di Napoli e cresciuto nell’incubatrice di Kublai, Angeli per Viaggiatori ha appena aperto i cancelli del proprio empireo digitale.
Cosa siano esattamente questi angeli-ciceroni ci viene spiegato nel loro blog:
Quando si visita una città è bello essere guidati da persone del posto. Si ha la sensazione di visitare i luoghi “meno turistici” e “più veri”, di partecipare alla vita di tutti i giorni della città e di farne parte almeno per qualche giorno, da viaggiatori e non da turisti.
Angeli per viaggiatori è il servizio che consente alle persone che intendono visitare una città di trovare un amico disposto a fornire suggerimenti, indicazioni e consigli per migliorare il proprio viaggio e per accompagnarti alla scoperta delle bellezze del luogo.
Angeli per viaggiatori è una community dove gli angeli illustrano i luoghi che meritano di essere visitati, i ristoranti dove vale la pena mangiare, i musei da non perdere, le passeggiate che bisogna assolutamente fare, le fregature ed i posti da evitare. [...]
Angeli per viaggiatori è una community in cui il viaggiatore potrà scegliere tra diversi angeli; ci saranno quelli appassionati di arte, quelli esperti di archeologia, quelli amanti del lusso e delle comodità, quelli in grado di dare suggerimenti a chi viaggia con bimbi al seguito, quelli appassionati di movida.
Ci si può iscrivere alla community sia in veste di Viaggiatore che di Angelo; quest’ultimo in grado di dare informazioni, consigli, dritte prima della partenza e perché no, disposto “ad offrirti un caffè al tuo arrivo in città o una cena o disposto a portarti con lui ad una festa tra amici”.
Un sistema di rating e uno di recommendation permette di valutare gli angeli e di scegliere quelli con interessi affini a quelli del viaggiatore.
Per ora il servizio parte da Napoli, ma la speranza è quella di estendersi rapidamente in altre città e luoghi turistici.
Che dire ancora? In bocca al lupo, Angeli!
Public services 2.0 – il workshop europeo
15 marzo 2009
Sempre a proposito di public services 2.0 domani a Bruxelles si terrà un workshop dal titolo: Public services 2.0: How to implement and promote user-driven open innovation in public services.
Organizzato da David Osimo, un italiano ancorato al futuro ed esperto di e-gov, il workshop vuole essere un momento di confronto e di condivisione di esperienze tra chi lavora a progetti europei che utilizzano strumenti e filosofie del web 2.0.
Per l’Italia Alberto Cottica racconterà ai colleghi europei il (meta)progetto Kublai.
I lavori possono essere seguiti in streaming qui o tramite un feed RSS dedicato (tag eups20).
E’ stato molto emozionante ascoltare Obama e guardare i milioni di cittadini americani assiepati davanti al Campidoglio: “così tanta speranza in una sola inquadratura”, nelle parole di Steven Spielberg.
Ed è stato molto interessante seguire l’evento attraverso il mash-up tra CNN e Facebook: si potevano commentare le immagini e scambiarsi impressioni con i propri amici attraverso lo status di Fb, interagendo in una pagina speciale in cui si potevano leggere pensieri e sensazioni di tutti gli utenti di Fb.
Visualizzare e condividere l’entusiasta flusso di coscienza – pardon, il flusso dello status – dei cittadini della Rete, dei cittadini degli Stati Uniti, dei cittadini del mondo rincuora e rinfranca.
Carpooling online
6 ottobre 2008
Ho da poco svolto una ricerca sul carpooling ed in particolare sui servizi di carpooling presenti nel Web.
Ho scritto un breve documento dal titolo Carpooling online che raccoglie i risultati di questa ricerca e tenta di tracciare qualche linea guida per progettare un attraente ed efficiente servizio di carpooling web-based.
Di seguito l’introduzione; per chi fosse interessato all’argomento, qui su Scribd può leggere e/o scaricare l’intero documento.
Lo sviluppo sostenibile, il risparmio energetico, la lotta ai cambiamenti climatici, la vivibilità nelle metropoli sono più che concetti chiave nella moderna società globale: sono sfide da affrontare attraverso la creazione di nuovi modelli economici e sociali. Non potendo partire ex novo, questi modelli devono ancorarsi a realtà esistenti, cercando di modificare comportamenti abituali e di trovare nuovi e più efficienti utilizzi di tecnologie esistenti. L’innovazione parte dall’osservazione.
L’automobile, per esempio, è una delle invenzioni che più ha influito sugli stili di vita, sulle abitudini e sulle dinamiche sociali dell’ultimo secolo. Uno degli indici più attendibili quando si cerca di definire lo stadio di sviluppo di una nazione è proprio il numero di veicoli circolanti, vedi il caso delle economie emergenti come la Cina. Da un punto di vista tecnologico le automobili si sono evolute, diventando strumenti sempre più efficienti e sicuri. Veder circolare un numero sempre più alto di veicoli ibridi ed elettrici è sicuramente auspicabile ma vedere in giro meno auto lo è di più. Un buon sistema di mobilità pubblica è sempre la soluzione migliore, in termini di impatto ambientale e di risparmio energetico, ma esistono anche modi per rendere più efficiente il parco macchine esistente. Uno dei più gravi motivi di inefficienza nella mobilità privata è il fatto che molto spesso un’autovettura circola con il solo guidatore, lasciando vuoti altri tre/quattro posti (anche di più se si considerano le moderne auto a 7 posti).
Da questa osservazione è nato, diversi anni fa*, il concetto di ridesharing, di condivisone di un viaggio, di un veicolo. Dietro questa definizione si nascondo in realtà diverse “interpretazioni”: si può condividere un auto di proprietà con altri passeggeri, su base volontaria od utilizzando una società che fornisce questo servizio, per un solo viaggio o per un percorso compiuto quotidianamente; si può condividere con altri utenti anche una flotta di veicoli da utilizzare secondo le modalità di un noleggio semplificato. Da qualche anno, grazie ad Internet, molte società o gruppi di utenti si affidano alla Rete ed a software specializzati per offrire e cercare posti, creare gli equipaggi in base ai tragitti, combinando le diverse esigenze ed utilizzando diversi sistemi per la divisione delle spese e la gestione della “reputazione” degli utenti.In questo documento definiremo con esattezza quello che si intende quando si parla di un servizio di auto condivisa, elencando le varie forme che può assumere ed evidenziandone vantaggi e svantaggi; esploreremo alcuni degli ormai innumerevoli siti online che forniscono questo tipo di servizio, indicandone le principali caratteristiche e peculiarità. Cercheremo di individuare alcuni punti che possano servire da linee guida per progettare ed implementare al meglio un servizio di ridesharing web-based.
* Le prime forme di ridesharing sono nate durante la seconda guerra mondiale per poi ricomparire durante la crisi petrolifera degli anni ’70.
update: il progetto per cui ho compiuto questa ricerca è entrato ufficialmente nell’ecosistema di Kublai.









