Abbazia di Montecassino - Scorcio del Chiostro

Abbazia di Montecassino - Scorcio del Chiostro

In Italia vi sono piccole e residuali enclave di  società civile, attenta, colta, preoccupata per il futuro che si collegano tra di loro tramite i sentieri della Rete; come i monasteri e le abbazie dell’alto Medioevo custodiscono – non gelosamente -  le virtù e i saperi ora osteggiati e derisi, sperimentano e innovano nella piccola scala loro consentita, cercano di far opera di proselitismo culturale e tecnologico, mantengono le relazioni con il resto del mondo, gettano le basi sulle quali ripartire e ricostruire una società italiana più aperta, più innovativa, più avanzata socialmente e culturalmente.

Perché finirà, una mattina di queste, quest’era sciatta e immobile come l’aria stantia.

Questi monasteri senza mura di inizio XXI secolo custodiscono, a differenza di quelli originali, non il passato, ma il nostro futuro.

Rendere le amministrazioni pubbliche più trasparenti significa, nell’era digitale, mettere in Rete, a disposizione dei cittadini, documenti, atti e dati. Ma non basta pubblicare dei file pdf; occorre rendere disponibili i dati in formati machine readable – come XML e CSV – in modo che possano essere processati e analizzati da chiunque attraverso il maggior numero possibile di piattaforme, software, tools.

Come ha scritto l’huffingtonpost, la trasparenza è la chiave per sconfiggere l’apatia.

E’ quello che, sotto la spinta di Obama, ha iniziato a fare il Governo degli Stati Uniti aprendo il sito data.gov.

Attraverso il sito è possibile avere i dati sia in forma grezza, pronti per essere elaborati, sia attraverso dei tool prestabiliti che ne forniscono una prima rielaborazione, presentandoli sotto forma di grafici, diagrammi e mappe. Inoltre agli utenti è data la possibilità di valutare e votare la qualità dei dati messi a disposizione.

Questo è proprio il genere di dati che sarebbe interessante sottoporre a W|A

kublaicamp

Energia sociale al servizio della creatività (grazie a Walter per l’ispirazione…). Questo, in sintesi, può essere il post-slogan che descrive l’atmosfera percepita ieri al KublaiCamp, l’evento che ha concluso il primo anno del (meta)progetto Kublai.

Per chi non lo sapesse Kublai può essere definito come un ambiente partecipativo della progettazione, una serra  in cui coltivare germogli di progetti creativi affinché possano poi crescere e svilupparsi nel territorio. E’ un’ iniziativa promossa dal Laboratorio per le politiche di sviluppo del Ministero dello Sviluppo Economico e coordinata da Alberto Cottica, un primus inter pares che con grande passione e competenza interagisce con uno staff ed una comunità di persone brillanti ed entusiaste. Le parole chiave che identificano i valori del progetto sono trasparenza, condivisione, merito umiltà, duro lavoro, onestà intellettuale. E “qui non ci sono soldi” ma una discussione che non rappresenta un prezzo da pagare per accedere ad un premio ma è il premio stesso.

Concretamente, una persona che ha un’ idea per un progetto si iscrive ad un social network creato appositamente, costituisce un gruppo per raccontare il suo progetto e si sottopone al giudizio degli altri membri della comunità, raccogliendo pareri, critiche, suggerimenti e costruendo relazioni ed interazioni. Lo staff di Kublai si occupa del servizio di coaching cioè di supporto sincrono, tramite riunioni in Second Life ed asincrono, tramite interventi, commenti e valutazioni nel gruppo del progetto. Alla fine, su una sessantina di progetti presentati ne sono stati selezionati cinque tra i quali una giuria esterna ha scelto il vincitore.

La sfida – vinta, secondo me – è quella di stimolare la “progettazione dal basso” adottando un modello di sviluppo relazionale; fare leva sulle informazioni, le professionalità, le competenze che circolano in una rete sociale per innescare processi di collaborazione ed auto-organizzazione che aiutino a crescere le idee progettuali e facciano emergere quelle con maggior possibilità di concretizzarsi.

L’utilizzo del Web, di una piattaforma di social networking come Ning, di Second Life ed in generale di tecnologie facilitanti ed economiche come quelle digitali è centrale, permettendo a chiunque di presentare proposte, di sottoporle al giudizio di una platea eterogenea e per questo esigente ed in generale di interagire con una comunità distribuita.

L’invito è stato quello di “produrre progetti che abbiano impatto sul proprio territorio e ne aiutino lo sviluppo” ma io penso che si possa tranquillamente utilizzare per “territorio” un’accezione che prescinda dal significato geografico e si avvicini al concetto di “spazio di interazione”.

Alberto ha parlato di Kublai come uno strumento di apprendimento, come un progetto di ricerca su nuove teorie dell’organizzazione e della progettazione condivisa : per esempio sarebbe interessante dare una cornice teorica al fenomeno della valutazione implicita (od emergente) – tramite il grado di partecipazione degli utenti ad ogni gruppo di progetto – dei progetti da parte della comunità. Un altro elemento che merita una riflessione più approfondita è scoprire come in un ecosistema del genere vengono individuate con facilità competenze e professionalità, spesso di tipo “laterale” cioè non strettamente legate al lavoro che queste persone svolgono nella vita di tutti i giorni.

Per la cronaca, il progetto vincitore è stato CriticalCity, un esperimento sociale che sotto le vesti di un gioco online vuole promuovere il concetto di “agopuntura urbana”, vale a dire di un insieme di micro-interventi sul territorio proposti e realizzati dai cittadini-giocatori.

Un’ultima notazione per lo staff di Kublai che ha organizzato un camp – ospitato nelle suggestive e funzionali Officine Farneto di Roma – in modo impeccabile: direi che si meritano un premio quale miglior progetto (già realizzato)!

Avevo segnalato nell’ottobre scorso – e ne avevo accennato a Sci(bzaar)net – l’imminente nascita di una piattaforma web 2.0 per scienziati e ricercatori.

La prima versione di ResearchGate è ora online.

Lo scopo di questo progetto, creato da giovani dottorandi inglesi e tedeschi, è creare un ambiente in cui gli scienziati possano interagire, scambiare conoscenze e collaborare in uno spirito multidisciplinare.

Alcuni modalità di partecipazione sono suggerite da questi punti:

  • presentare i propri progetti di ricerca
  • allargare la propria rete di contatti
  • scambiare conoscenze e capacità
  • iniziare collaborazioni
  • discutere su limiti e potenzialità delle proprie ricerche attraverso un feedback con altri scienziati

ResearchGate ha un programma di partnership con varie organizzazioni ed istituti di ricerca internazionali.

update: vedo che ne viene fatta pubblicità su Facebook. Buona mossa.

E’ sempre un piacere scoprire in Rete piccoli bijoux in grado di arricchire il nostro bagaglio di conoscenze. E a proposito di conoscenze suggerisco la lettura di questo agile ebook dal titolo “Knowledge Technologies”. Scritto da N.R. Milton, esperto di tecniche di gestione della conoscenza e di AI, pubblicato da Polimetrica il testo affronta, utilizzando la formula “domanda/risposta”, il tema delle tecnologie della conoscenza, cioè di tutte quelle tecniche e quegli strumenti computer-based in grado di fornire un sempre più ricco ed efficace utilizzo dell’Information Technology.

Queste tecnologie hanno un ampio utilizzo ma possono essere citati alcuni campi di applicazione principali come:

  • Identificare quale conoscenza sia importante per un’organizzazione.
  • Decidere quale conoscenza debba essere acquisita per trovare una soluzione appropriata per un problema reale.
  • Raccogliere ed integrare conoscenze in modo da consentire un loro facile accesso, una loro semplice navigazione, comprensione, mantenimento e riutilizzo.
  • Inserire la conoscenza in un sistema computerizzato in modo da fornire significativi e duraturi benefici ad un’organizzazione.

Incentrato sull’uso di queste tecnologie all’interno di organizzazioni, aziende e mondo scientifico il testo si concentra su:

Ogni paragrafo è aperto da una serie di utili keywords; esempi e brevi case studies aiutano a comprendere meglio nozioni ed applicazioni a casi concreti delle tecnologie e degli strumenti citati. Viene infatti dato risalto all’aspetto pratico più che a quello strettamente teorico e quindi molte pagine vengono dedicate a spiegare sinteticamente aree e metodologie di utilizzo, obiettivi raggiungibili ed anche possibili controindicazioni nell’adozione dei vari sistemi.

Una piccola ma aggiornata bibliografia conclude ogni capitolo.

Il libro è gratuito, rilasciato sotto licenza Creative Commons ed è “aperto”: i lettori sono invitati a inviare domande e suggerimenti all’editore per contribuire alle nuove edizioni del libro stesso.

[via arXiv]