Commissionato dal NESTA, l’agenzia per l’innovazione britannica, e scritto da esperti del settore è uscito “Social by Social – A practical guide to using new technologies to deliver social impact”, una “pratica guida per creare un impatto sociale con le nuove tecnologie“.

Il libro è disponibile via print-on-demand ma i suoi contenuti sono rilasciati con licenza Creative Commons e sono liberamente consultabili online.

To report

7 luglio 2009

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E se parlassi una volta tanto di un progetto che mi vede coinvolto?

Per esempio di To report, che da oggi ha il suo bravo blog online?

magritte-decalcomanie
René Magritte, Decalcomania, 1966

Nell’agosto scorso si è tenuta una tavola rotonda organizzata dall’Aspen Institute Communications and Society Program durante la quale 28 leader ed esperti di ICT, finanza e politiche pubbliche hanno riflettuto su identità, modelli di business, governance e sicurezza digitale nell’era del cloud computing.

Ne è seguito un denso e interessante resoconto, scaricabile gratuitamente, curato J.D.Lasica.

Per cloud computing si intende quell’insieme di risorse – applicazioni, piattaforme, storage e servizi – distribuite attraverso Internet grazie a una serie di infrastrutture collegate – data center, server virtuali, hosting distribuito, wireless network.

Come impatterà  questa migrazione dei dati nella “nuvola” nella nostra vita, nell’economia e in generale nella sfera pubblica?

Possono essere sintetizzati alcune considerazioni e trend emergenti:

  • Si è avuto un passaggio dall’era dell’anonimato e dell’immaginazione dell’Internet degli albori a quella attuale, dell’identità, dell’autenticità e della trasparenza
  • Si va verso una gestione completa e supportata da agenti automatici della propria identità sul Web; i dati che comporranno la nostra identità online avranno granularità molto fine, per permetterci di comporre le identità minime necessarie per ogni attività sul web (account, transizioni ecc.) e di non dover divulgare più dati di quelli necessari in un dato contesto. Questo sistema di gestione dell’identità sarà quindi user-centric, scalabile e customizzabile.
  • Ogni identità dovrà fluire in un open identity network in cui i dati saranno sicuri e protetti, perché identità, sicurezza e privacy sono valori interconnessi.
  • Nell’economia digitale i soldi non sono l’unica valuta; il valore assume le forme della reputazione, dell’attenzione, delle relazioni.
  • La “nuvola” trasformerà il business: più possibilità di personalizzazione e di specializzazione, ulteriore riduzione delle barriere all’entrata, la fine delle economie di scala, più facilità di accesso a mercati confinanti, maggiore trasparenza informativa, maggiore complessità organizzativa (gestibile non più attraverso gerarchie ma tramite strutture p2p reticolari), modifica del ciclo di vita dei prodotti, spostamento dal “marketing pull” al “customer pull“.
  • I prodotti diventano processi.

Molti altre questioni vengone affrontate durante la discussione e, nell’ultima parte, viene redatto un memo all’indirizzo del futuro presidente degli Stati Uniti (non era ancora stato eletto Obama) con una serie di suggerrimenti e raccomandazioni su come governare questa trasformazione.

Le illusioni perdute

4 maggio 2009

Che anche nel magico e amichevole mondo del social web, delle relazioni sociali e professionali online, dei contatti reticolari, dei legami deboli (troppo deboli?) della collaborazione e dell’interazione ci siano comportamenti quanto meno discutibili?

Per esempio, se indirizzo ad un’azienda peraltro molto “2.0”  un mio cliente che automaticamente diventa un possibile cliente per tale azienda, non sarebbe carino ricevere un’email di ringraziamento del tipo “Grazie Fede per averci segnalato”? Una richiesta di amicizia Facebook? Una twitterata?

O questa è una mia ennesima illusione?

Per carità, nulla di drammatico e nulla di nuovo sotto il sole, anche quello pixellato. Semplicemente dispiace.

Ottimo l’articolo/post di Stefano Mizzella sul life sharing.

Aggiungo un paio di considerazioni.

Il “collasso dei contesti”, dovuto alla frammentazione e alla destrutturazione dei propri contenuti online, e il “pubblico invisibile”, la moltiplicazione e la diversificazione dei possibili lettori/utilizzatori degli stessi, producono effetti che andrebbero interpretati con strumenti tipici della semiotica interpretativadi Eco.

Il testo è un prodotto la cui sorte interpretativa deve far parte del proprio meccanismo generativo. […] chi produce il testo (emittente) dovrà effettuare una serie di supposizioni riguardo le modalità e le conoscenze dei possibili lettori.

Questa assunzione nel mondo degli UGC è spesso disattesa sia perché le supposizioni non vengono fatte, sia perché il pubblico dei propri lettori può risultare estremamente eterogeneo, sia infine perché la decontestualizzazione rende assai difficile la sorte interpretativa di un contenuto online.

I contenuti del web sono necessariamente “testi aperti”, spesso a dispetto delle intenzioni dell’autore.

La moderazione del web

27 maggio 2008

Come nascono ed evolvono nel tempo giudizi ed opinioni nel Web? Quali sono i meccanismi che guidano la formazione di valutazioni su prodotti come ad esempio libri e film all’interno delle comunità online? Un utente in cerca di informazioni può avere fiducia nell’opinione generale creatasi su quel prodotto?

Una ricerca condotta dagli HP Laboratories di Palo Alto giunge a conclusioni interessanti.

Analizzando migliaia di votazioni e di critiche lasciate dagli utenti su Amazon e su IMDB i ricercatori hanno scoperto che non nascono fenomeni di polarizzazione – o estremizzazione – dei giudizi. Anzi, si innesca un meccanismo che tende ad attenuare i giudizi preesistenti, riconducendo l’opinione della comunità verso “un giusto mezzo”. Questo perché chi arriva nella comunità dopo che si è già formato un certo consenso tende a non lasciare un suo parere se questo coincide con l’opinione comune mentre aggiunge il suo giudizio se questo ne è in contrasto. E’ probabile, dicono gli autori della ricerca, che in un “gioco senza vincitori” come questo prevalga la gratificazione personale di cercare di spostare il giudizio fin lì maturato.

Questo risultato va in controtendenza rispetto ad altri studi sulle dinamiche di gruppo e sui siti online nei quali erano stati rilevati “effetti gregge” e fenomeni di polarizzazione delle opinioni.

Il suggerimento è quindi quello di valutare attentamente quello che, in generale, si intende come opinione pubblica online: le conclusioni che si possono trarre possono essere diverse a seconda del momento in cui si accede alle informazioni.

With the rise of social media, however, many people are, for their own purposes, generating exactly this kind of data for us traces of their communicative interactions as they work out their thoughts about matters of common concern. They are doing so on a wide range of subjects, under a wide range of different institutional mechanisms which structure their interactions in many different ways, creating natural sources of variation which the social scientist can try to exploit to learn more about the effects of subject matter, of communicative structure, and of other factors on cultural dynamics, and perhaps ultimately even on innovation and discovery.

Cosma Rohilla Shalizi (Statistics Department, Carnegie Mellon University), Social Media as Windows on the Social Life of the Mind (pdf)

via [arXiv.org]

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