La distanza non è morta?
19 giugno 2009
Internet annulla le distanze e ci rende tutti cittadini dello stesso villaggio globale?
Un piccolo studio di due ricercatori israeliani sembra dimostrare che le nostre comunicazioni via email o i nostri contatti Facebook siano dipendenti strettamente dalla distanza geografica: abbiamo moltissimi scambi con persone che vivono vicino a noi, pochissimi con chi vive lontano, per esempio in altri continenti. Nel grafico distanza-numero contatti (vedi figura) appare una rappresentata una legge di potenza, in particolare la legge di Zipf, famosa perché si ritrova in vari campi, dalla frequenza delle parole negli scritti alla frequenza degli accessi alle pagine dei siti Web, dalle dipendenze dei pacchetti di una distribuzione Linux-Debian alla distribuzione della popolazione nelle città.

da Goldenberg- Levy, Distance Is Not Dead: Social Interaction and Geographical Distance in the Internet Era
La ricerca non mi sembra particolarmente accurata, ma sarebbe interessante approfondire l’argomento, provando per esempio a valutare l’importanza della lingua e quindi se esistono differenze significative tra i paesi anglofoni (la cui lingua è la più utilizzata) e gli altri, le cui lingue hanno spesso una distribuzione geografica limitata.
Il “dietro le quinte” di Facebook
21 febbraio 2009
Volete sapere il “dietro le quinte” di Facebook?
La società di Zuckerberg ha creato un nuovo, essenziale aggregatore dei blog – e delle “Note” – dei suoi dipendenti.
Tre, per il momento, i canali: Engineering, Platform & Life.
Un’altra, piccola apertura verso il mondo…
[via WebProNews]
Facebook e l’esercizio dello spirito critico
5 febbraio 2009
Come evitare di far degradare in modo rapido e definitivo l’ecosistema Facebook? Come evitare che “moneta cattiva scacci moneta buona”?
Semplice, basta esercitare quel minimo di senso critico necessario in ogni aspetto della nostra vita ed in particolare durante le nostre permanenze nella Rete.
Neofita, utente occasionale o abituale, scafati navigatori vengono irrimediabilmente attratti dalle applicazioni di Facebook. Alcune – poche – utili, altre inutili ma divertenti, altre ancora “furbette” o semplicemente fastidiose ed irritanti.
Molte applicazioni sono specchi per le allodole – tipo MyCalendar, per esempio – che portano gli utenti verso siti che vendono suonerie, promettono incontri intriganti, offrono servizi più o meno costosi. Il guaio è che spingono l’utente ad invitare altri contatti, diffondendosi in maniera virale (ed in questo caso l’aggettivo è interpretabile in senso stretto.)
Altre volte, semplicemente, qualcuno crea gruppi per iniziare una catena di S.Antonio oppure battere il record del gruppo più numeroso, così, tanto per ammazzare la noia.
Io qui faccio riferimento al gruppo Statistiche di Facebook: scopri chi ti visita! ma i consigli sono di carattere generale
- Facebook non consente di attingere dati sul traffico, in particolare su quello da/verso ogni singolo utente.
- Il gruppo è solo in lingua italiana, non contiene informazioni puntuali e l’ufficio è indicato come quello “Statistiche” di Facebook con sede a Mountain View (sede di Google…)
- Viene richiesto di far aderire altri amici (cinque quando l’ho visitato l’altro giorno, adesso siamo a dieci/venti)
- Non è possibile lasciare commenti (per evitare che qualcuno ne lasci qualcuno tipo questo…)
- E’ presente della pubblicità “amatoriale”
- Dare un’occhiata al profilo dell’amministratore non guasta. Se non è disponibile, peggio ancora.
Ad oggi il gruppo conta più di mezzo milione di iscritti…
E’ stato molto emozionante ascoltare Obama e guardare i milioni di cittadini americani assiepati davanti al Campidoglio: “così tanta speranza in una sola inquadratura”, nelle parole di Steven Spielberg.
Ed è stato molto interessante seguire l’evento attraverso il mash-up tra CNN e Facebook: si potevano commentare le immagini e scambiarsi impressioni con i propri amici attraverso lo status di Fb, interagendo in una pagina speciale in cui si potevano leggere pensieri e sensazioni di tutti gli utenti di Fb.
Visualizzare e condividere l’entusiasta flusso di coscienza – pardon, il flusso dello status – dei cittadini della Rete, dei cittadini degli Stati Uniti, dei cittadini del mondo rincuora e rinfranca.







