Feed incompresi

6 Giugno 2009

feed rss

Perché tweet sì e feed no? Ne parla Marco Formento, io solo commento, di lì e di qui.

Alcuni fattori, secondo me, hanno penalizzato i feed RSS, di per se uno strumento formidabile e ancora oggi sottostimato:

  • la mancanza di uno standard unico
  • il fatto che il feed stesso fosse, soprattutto all’inizio, non immediatamente individuabile nelle pagine dei siti, perché nascosto o relegato in zone marginali delle pagine
  • l’inutile complicazione nell’abbonamento a un feed (clicco, poi devo scegliere con quale servizio, poi la categoria di appartenenza ecc.)
  • soprattutto la povertà dell’impaginazione fornita da tutti gli aggregatori, che rendevano “povera” e difficoltosa l’esperienza di lettura.
    Ho sempre utilizzato i feed RSS ma solo dopo la scoperta di Feedly l’esplorazione e la lettura sono diventati un piacere e non un dovere.

Per il resto, i tweet sono conversazioni continue che si inseriscono naturalmente nel quotidiano mentre i feed richiedono la cattura di frazioni dedicate di tempo e di attenzione.

E’ stato molto emozionante ascoltare Obama e guardare i milioni di cittadini americani assiepati davanti al Campidoglio: “così tanta speranza in una sola inquadratura”, nelle parole di Steven Spielberg.

Ed è stato molto interessante seguire l’evento attraverso il mash-up tra CNN e Facebook: si potevano commentare le immagini e scambiarsi impressioni con i propri amici attraverso lo status di Fb, interagendo in una pagina speciale in cui si potevano leggere pensieri e sensazioni di tutti gli utenti di Fb.

Visualizzare e condividere l’entusiasta  flusso di coscienza – pardon, il flusso dello status – dei cittadini della Rete, dei cittadini degli Stati Uniti, dei cittadini del mondo rincuora e rinfranca.

Riporto un mio commento ad un post di Roldano in cui, provocatoriamente (o no?), si interroga sulla “fine del giornalismo”.

Il giornalismo non è solo registrazione dei fatti: al limite quello è il lavoro delle agenzie di stampa. Il giornalismo è – dovrebbe essere – anche approfondimento, indagine, inchiesta ovvero l’analisi della realtà. I giornalisti dovrebbero essere gli “storici del presente”. Ed i giornali – che siano cartacei o digitali – non sono solo cronaca, ma anche terza pagina, editoriali, reportage.

Che vi sia una trasformazione è indubbio ma io preferisco avere la possibilità di accedere sia a fonti presentatemi in maniera automatica da un aggregatore (costruito secondo le mie preferenze) che da notizie filtrate da una redazione (o equivalente), cioè da persone che hanno sensibilità, interessi e conoscenze ed anche opinioni differenti dalla mia. Altrimenti mi rinchiudo da solo nel mio walled garden.

Inoltre, anche volendo affermare che il microblogging possa sostituire le agenzie di stampa bisogna considerare il digital divide: la copertura dell’incidente aereo è stata così accurata perché è accaduto nel “core” della civiltà tecnodigitale; ma quando gli incidenti capitano in zone sperdute del mondo, non connesse? Se non lo dice Twitter, significa che l’aereo non è caduto?

update riporto un esempio di ottimo giornalismo che è contemporaneamente “sulla notizia” e di approfondimento: un articolo sugli incidenti aerei causati da stormi di uccelli, da Scientific American

Un amico in questi giorni è particolarmente depresso. L’ho saputo da Facebook. Qualche giorno fa mi sono ricordato di un compleanno. Me lo ha ricordato Skype. Il padre di un mio conoscente è morto. L’ho appreso dal blog del figlio. Ho scoperto di avere un cugino in Brasile. Me lo ha detto Geni.

Oggi mi sono accorto che è arrivato l’autunno. Ho visto il logo di Google.

Un articolo, un voto

19 Giugno 2008

Ma quando in un post od in un articolo di un giornale online è presente un sistema di valutazione (tipo stellette su Il Sole 24Ore) si vota l’articolo stesso (chiarezza, stile, tema scelto) o la notizia riportata?

Immagino che la risposta corretta sia la prima ma non sono sicuro che tutti concordino.