Internet annulla le distanze e ci rende tutti cittadini dello stesso villaggio globale?

Un piccolo studio di due ricercatori israeliani sembra dimostrare che le nostre comunicazioni via email o i nostri contatti Facebook siano dipendenti strettamente dalla distanza geografica: abbiamo moltissimi scambi con persone che vivono vicino a noi, pochissimi con chi vive lontano, per esempio in altri continenti. Nel grafico distanza-numero contatti (vedi figura) appare una rappresentata una legge di potenza, in particolare la legge di Zipf, famosa perché si ritrova in vari campi, dalla frequenza delle parole negli scritti alla frequenza degli accessi alle pagine dei siti Web, dalle dipendenze dei pacchetti di una distribuzione Linux-Debian alla distribuzione della popolazione nelle città.

da Goldenberg- Levy, Distance Is Not Dead: Social Interaction and Geographical Distance in the Internet Era

da Goldenberg- Levy, Distance Is Not Dead: Social Interaction and Geographical Distance in the Internet Era

La ricerca non mi sembra  particolarmente accurata, ma sarebbe interessante approfondire l’argomento, provando per esempio a valutare l’importanza della lingua e quindi se esistono differenze significative tra i paesi anglofoni (la cui lingua è la più utilizzata) e gli altri, le cui lingue hanno spesso una distribuzione geografica limitata.

In Rete circolano appelli che incitano gli utenti di Twitter a cambiare la localizzazione e l’orario di riferimento per aiutare gli internauti iraniani impegnati nelle proteste post-elezioni: il concetto alla base sarebbe che aumentare a dismisura gli utenti localizzati a Tehran e con fuso orario settato sull’ora ufficiale iraniana potrebbe confondere le forze di sicurezza, impedendo loro di capire chi twitta veramente dalla capitale persiana.

Alcuni però sono scettici, come Evgeny Morozov, esperto degli impatti di Internet sulla politica, in special modo negli stati autoritari. Secondo Morozov le autorità iraniane dispongono già di un database con i nomi dei blogger e degli utenti di Twitter, per cui non avrebbero bisogno di tracciare le conversazioni in questi giorni per risalire agli utenti-manifestanti; inoltre l’effetto collaterale di questa iniziativa sarebbe quella di “inquinare” le fonti, rendendo difficile stabilire quali siano quelle autentiche. Inoltre lo studioso di origine bielorussa  pensa che il ruolo di Twitter nella crisi sia stato sovrastimato in Occidente.

Anche altre fonti ritengono che la protesta venga organizzata utilizzando strumenti come gli SMS e il caro, vecchio ma potente passaparola. La comunità digitale in Iran non è così folta da garantire una diffusione capillare delle informazioni via Twitter – che peraltro non supporta neanche il farsi – o altri social media; inoltre è concentrata nelle grandi città mentre nelle zone rurali il digital divide è estremamente accentuato. Sembra che siano soprattutto i mass media occidentali, privi di corrispondenti in loco, a enfatizzare il contributo di Twitter nella crisi iraniana.

Comunque, nel dubbio, un giovanissimo funzionario del Dipartimento di Stato americano ha invitato con successo i responsabili di Twitter di posporre a beneficio degli internauti iraniani la prevista manutenzione che avrebbe bloccato per qualche ora il servizio.

Resta il fatto che migliaia di cittadini della Rete in tutto il mondo non solo usano i social media per essere informati in tempo reale ma stanno diventando sempre più parte attiva nelle varie crisi mondiali, amplificando messaggi, fornendo supporto tecnico e ora anche tentando di aiutare con un hackeraggio di massa i loro concittadini che hanno la sfortuna di abitare, nel mondo fisico, in regimi non democratici.

Post-libertà

1 Aprile 2009

La voce dei blogger è voce di liberta online ed offline.

Una volta che si è scoperto il piacere di esprimere le proprie opinioni e di conversare liberamente con gli altri è difficile tornare in una dimensione oppressiva e censoria, una volta spento il computer.

Serra senza Rete

13 Marzo 2009

Lemure

photo by steve harris

A Michele Serra non piace la Rete. Questo mi dispiace, perché sono quasi sempre d’accordo con lui, sia che legga le sue “amache”, i suoi articoli o le risposte alle lettere dei lettori sul Venerdì di Repubblica.

Quello che ancor più mi dispiace è che i suoi sono pre-giudizi. Non credo frequenti molto la Rete, non ha un blog – a differenza ormai di molti suoi colleghi – e suppongo che gran parte delle sue conoscenze derivino dalle informazioni divulgate da giornali e televisioni.

Serra cade nello stesso errore che spesso, a ragione, imputa ad altri: quello di essere superficiali, di lasciarsi andare a valutazioni su argomenti che non conoscono, di dare per buona una visione della realtà creata dai mass-media , di essere nostalgici e senza curiosità intellettuale.

Altro non posso fare che consigliargli di provare a visitare questo reame digitale, bizzarro e caciarone, ma ricco di individui interessanti, di energia creativa e di propensione al futuro. Conversare con gli abitanti, passeggiare – vabbè, navigare… – tra sentieri e strade lastricate di link, esplorare i luoghi “turistici” e le periferie in cui abbondano nicchie più che casermoni. Farsi una sua opinione, buona o cattiva, ma plasmata dalla sua esperienza, non da una percezione di riflesso.

E, se proprio vi è ripulsa nel metter le dita sul mouse, almeno leggere i tanti libri scritti da autori italiani e stranieri sul Web sulle ricchezze (e miserie) della Rete. Sarà un po’ come consultare una guida Lonely Planet del Madagascar senza aver la possibilità di guardare negli occhi un vero lemure, ma meglio di niente…

Assolutamente

20 Gennaio 2009

Per non parlare dell’uso smodato di tv, Internet e videogiochi: tutti e tre elementi assolutamente dannosi per i bambini e gli adolescenti

Paola Vinciguerra, psicologa, presidente dell’Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico) – via Corriere della Sera

la Facebookmania ha contagiato in particolare la fascia tra i 30 e i 40 anni, e non a caso: questo mondo virtuale è infatti vissuto come un antidoto al senso di vuoto e alla solitudine

Paola Vinciguerra- via Hue