Shirky…

15 Aprile 2009

…e il suo “Uno per uno, tutti per tutti” (Codice Edizioni, 2009) mi ha deluso. Una raccolta di use cases, tra cui gli sfruttatissimi esempi di Wikipedia e di Linux, con poche analisi piuttosto superficiali e scontate.

Mi segno solo la scala della partecipazione: condivisione, collaborazione, produzione collaborativa, azione collettiva. Ogni gradino aggiunge valore  e complessità all’interazione sociale. Molto buona la traduzione di Federico Fasce.

E’ stato molto emozionante ascoltare Obama e guardare i milioni di cittadini americani assiepati davanti al Campidoglio: “così tanta speranza in una sola inquadratura”, nelle parole di Steven Spielberg.

Ed è stato molto interessante seguire l’evento attraverso il mash-up tra CNN e Facebook: si potevano commentare le immagini e scambiarsi impressioni con i propri amici attraverso lo status di Fb, interagendo in una pagina speciale in cui si potevano leggere pensieri e sensazioni di tutti gli utenti di Fb.

Visualizzare e condividere l’entusiasta  flusso di coscienza – pardon, il flusso dello status – dei cittadini della Rete, dei cittadini degli Stati Uniti, dei cittadini del mondo rincuora e rinfranca.

Venerdì sarò al romecamp dove riproporrò la presentazione sull’ipotesi di un corso di laurea in Scienze del Web. Non amo ripetermi ma in questo caso farò un’eccezione, visto che considero l’argomento un pretesto per conversare su presente e futuro della Rete (e dell’università italiana).

Tra i tanti interventi previsti mi piacerebbe poter seguire quelli di Stefano Bellanda, “Intercultura e socialnetwork. Un ponte web 2.0 tra ricerca universitaria e territorio – L’esempio di Trickster

Se sempre più si deve parlare di intelligenza collettiva, allora l’Università è di fronte a un problema importante: l’esigenza di essere (o addirittura entrare) in rete con altri contesti spesso innovativi di produzione di conoscenza, preservando però la serietà dell’approccio, delle competenze e della formazione.

di Antonio Pavolini, La coda lunga delle opinioni in rete

Questa breve presentazione è solo lo spunto per censire, insieme al popolo dei BarCampers, i mille vincoli, più insidiosi proprio perchè ancora non bene individuati, che impediscono a blogger, citizen journalist e frequentatori di social network di essere intellettualmente onesti.

di Fabio Giglietto, La vita italiana ai siti di social network: uno studio comparativo fra Facebook e Badoo

Durante il BarCamp di Roma presenterò gli ultimi risultati di uno studio comparativo fra l’uso di Facebook e Badoo in Italia con specifico riferimento alle diverse pratiche, in termini di gestione del capitale sociale e percezione della distinzione pubblico/privato, degli utenti di questi due siti.

di Salvatore Larosa ed altri colleghi del SocialMediaForum, Casi italiani di successo nei social media, di Davide Bennato, Come prevedere eventi futuri: dai sondaggi di opinione ai mercati predittivi , di Luca Mascaro, Servizi, piattaforme ed il futuro degli ecosistemi e di Alberto Cottica sul progetto Kublai.


Ma considerando che

Il romecamp si occupa di idee che rendano migliore il futuro delle nostre società: un futuro plasmato da tecnologie che cambiano l’ambiente in cui viviamo.
[...]
Il romecamp ha l’ambizione di creare nuove narrazioni sui percorsi che possiamo intraprendere. Strade che abbandonano il modello dell’aumento infinito dei consumi e si indirizzano verso la sostenibilità, la qualità della vita, l’intelligenza, la sensibilità, le relazioni di collaborazione con le altre persone.

ognuno potrà trovare argomenti stimolanti e che stuzzicano il proprio interesse.
La lista, non ancora definitiva, degli interventi è qui.

Dopo Elementi teorici per la progettazione dei Social Networkdi cui avevo parlato in questo post - Gianandrea Giacoma e Davide Casali proseguono nel loro studio sulle componenti psicologiche e sociali che definiscono ed animano una rete sociale online.

Il nuovo lavoro, dal titolo Design motivazionale – Usabilità sociale e Group Centered Design, si focalizza in particolare sul mondo aziendale, sottolineando ancora una volta l’attenzione non sull’utente ma sulla persona. Dicono gli autori nell’introduzione:

L’utente torna ad essere “persona”, quindi considerata anche sul livello psicologico, motivazionale e comportamentale, senza scissione fra mondo fisico e mondo digitale: la persona è una, con differenti livelli in rapporto al contesto che si va ad osservare.
Si tiene quindi conto di comportamenti non solo online e delle dinamiche che sottendono i suoi comportamenti, producendoli e incanalandoli.
Uno dei punti fondamentali, che riprenderemo durante il documento, è l’alleanza con la persone e non solo con l’utente e il professionista che utilizza un sistema a social network.
Abbiamo chiamato questa metodologia il Design Motivazionale.

In ogni social network, in ogni sistema che abbia un livello minimo di funzionalità in grado di favorire l’interazione interpersonale, vi sono un insieme base di Motivazioni Relazionali, di forze di natura istintuale e psicologica che spingono l’utente a partecipare attivamente alla vita della comunità. Competizione, desiderio di eccellere, curiosità, senso di appartenenza ad un gruppo sono elementi che non possono essere ignorati nella progettazione o nell’analisi di una rete sociale online, sia essa aziendale o rivolta a tutto il Web.

“Capire le modalità espressive delle Motivazioni Relazionali permette di approcciare meglio i progetti”, sostengono gli autori, dedicando al Design Motivazionale un’attenta analisi, derivante anche dalle loro esperienze “sul campo”, nell’arena delle realtà aziendali.

Il Design Motivazionale è una combinazione di progettazione centrata sull’utente, di usabilità sociale e di dinamiche motivazionali sempre sotto il vincolo dei flussi circadiani e dei bisogni funzionali, cioè dei motivi pratici che spingono gli utenti ad utilizzare i social network. Stimolare la reale partecipazione e la collaborazione all’interno del mondo aziendale è una sfida che può essere vinta attraverso la graduale unione delle due anime che convivono in un individuo in questo contesto, quella della persona e quella del professionista.

L’ultima parte del lavoro fornisce una preziosa guida per la fase che precede la progettazione vera e propria, quella dell’analisi, che permette di “ottenere tutti gli elementi necessari per fornire alla progettazione un panorama chiaro di quali siano le forze in gioco e a cosa si debba prestare particolare cura”. Cosa e come analizzare, su quali punti focalizzare l’attenzione, quali documenti produrre: queste sono le informazioni che Gianandrea e Davide forniscono ai lettori interessati.

Una raccomandazione in particolare gli autori tengono a dare; visto che una rete sociale è un sistema complesso

il metodo migliore per progettare sistemi [...] è quello di effettuare una implementazione graduale: piccoli cambiamenti per gradi, progettando, implementando e rilasciando singole funzionalità atomiche, per poi osservare le trasformazioni che queste modifiche causano nelle persone e sull’utilizzo dello strumento.

Un testo, questo, di grande aiuto per chi debba progettare ex novo o ridisegnare una piattaforma di social networking a cui, forse, è necessaria un’ulteriore fase di editing per limare qualche imperfezione ed alcuni passaggi oscuri: alle volte la volontà di utilizzare definizioni formali appesantisce la lettura, rendendo più difficile la comprensione di alcuni concetti.

Ma, ricordiamo, quest’opera nasce in un’ottica collaborativa e di work in progress: chi volesse contribuire con suggerimenti, proposte, critiche potra farlo tra breve in un apposito wiki.

Approfitto di questo post per segnalare un paper affine, A cognitive perspective on social informatics”, scritto da Keiichi Nakata dell’Università di Reading (UK). In questo lavoro viene proposto di sviluppare un campo di studi che si dedichi all’human–community interaction. Nella tradizionale HCI (Human-Computer Interaction) il focus è rivolto all’interazione tra essere umano e sistema informatico; nella nuova disciplina il sistema è rappresentato dalla comunità, visto come un insieme di sistemi complessi.

Dice Nakata:

Favorire la partecipazione, o incrementare la cooperazione, è una direzione [da prendere].
Questo include ricerche sui social network ed i loro elementi tecno-sociali come fiducia, facilità
di partecipazione ed usabilità [...]. [Tutto ciò] per consentire agli individui di creare un miglior
modello mentale delle comunità e delle interazioni con esse.

Per una volta segnalo anch’io alcuni eventi che si svolgeranno nei primi giorni di ottobre ed ai quali – incredibilmente – parteciperò: beh, almeno due su tre…

Il comun denominatore che lega questi incontri è la figura dell’utente attivo della Rete, colui che attraverso i suoi contenuti contribuisce a ridefinire il concetto di democrazia partecipativa ed a costruire una società – non solo digitale si spera – che conversa, e non urla, con se stessa.

  • A Roma, il 3 ottobre alle ore 11.00 presso il Nuovo Cinema Aquila ci sarà la presentazione di AgoraVox, versione italiana del sito francese di giornalismo partecipativo. La conferenza vedrà tre momenti: dopo la presentazione di AgoraVox Italia da parte di Carlo Revelli, il fondatore di AgoraVox, e Francesco Piccinini verranno illustrati, dal giornalista napoletano Arnaldo Capezzuto, i risultati dell’inchiesta partecipativa su camorra e rifiuti. Infine vi sarà un’edizione live di una puntata di La Gazzetta di Mafiopoli, una trasmissione radio sullo stile di Radio Aut del mitico Peppino Impastato. Durante l’incontro sono previsti gli interventi di altri giornalisti e scrittori che pagano ogni giorno la loro determinazione ed il loro impegno civile contro le organizzazioni criminali che infestano molti territori del nostro Paese.
  • Le Facoltà di Scienze della Formazione e di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano Bicocca organizzano il convegno “Forme e paradossi della democrazia digitale: protesi cognitive, social networking, blogosfera e wikiscenza”.
  • La sessione “evento”, prevista per la giornata di venerdì 10 ottobre (all’Università degli Studi Milano Bicocca), è dedicata ad approfondire le tematiche del rapporto tra democrazia, forme di partecipazione sociale, relazione e  formazione abilitate dalle nuove tecnologie della comunicazione. L’orizzontalità della comunicazione in rete è davvero un strumento di democrazia? In che senso è possibile trasformare le protesi comunicative del web – blog, social network, wiki – in un “luogo” di reale partecipazione alle decisioni? A queste ed altre domande sono chiamati a rispondere i relatori presenti alla tavola rotonda.

    Nel parterre de roi tra gli altri Derrick de Kerckhove, Massimo Mantellini, Antonio Sofi, Robin Good, Gianluca Nicoletti. Tra gli organizzatori Stefano Mizzella che tra le altre cose cura il blog ufficiale dell’evento. Un vero peccato – per me – non poterci essere.

  • Girl Geek Dinner (venerdì 10 Ottobre, ore 19) . Una serata all’insegna della tecnologia dove donne interessate ed accomunate dalla stessa passione si incontrano durante una cena per condividere, scambiare idee ed opinioni su Internet e i Nuovi Media.
  • Academic BarCamp (sabato 11 Ottobre, ore 10). Studiosi di Internet e blogger auto-organizzano una conferenza internazionale non-convenzionale per condividere con i colleghi e non solo i risultati delle loro ultime ricerche (con notevole faccia tosta mi sono intrufolato con una presentazione sul nostro divertissement intellettuale, il Corso di Laurea in Scienze del Web)
  • Blogger Olympic Games (sabato 11 e domenica 12 Ottobre). I “migliori blogger dei cinque continenti”, divisi in squadre, avranno la possibilità di confrontarsi in una serie di gare di abilità e destrezza appositamente pensate per loro.
  • Photo Contest “Living in a Wireless Campus” (domenica 12 Ottobre). Premiazione delle tre fotografie che meglio rappresentano la vita quotidiana dello studente nella città campus di Urbino.