MemoryRank
1 dicembre 2007

Un ricerca condotta da un team guidato da Thomas L. Griffiths dell’Università di Berkeley ha dimostrato come l’algoritmo PageRank di Google possa essere un buon sistema per effettuare misurazioni quantitative frequency-based in esperimenti sul funzionamento della memoria umana.
Il punto di partenza della ricerca è stata la considerazione che memoria umana e motori di ricerca sono entrambe due possibili soluzioni del problema dell’information retrieval: trovare un oggetto (documento nel web, parola o concetto nella mente) che corrisponda il più precisamente possibile ai criteri di ricerca forniti (interrogazione dell’utente o stimolo interno/esterno).
Gli esperimenti condotti durante la ricerca hanno rivelato come il PageRank risulta migliore rispetto ad altri sistemi di misurazione utilizzati in psicologia cognitiva o neuropsichiatria, riuscendo per esempio a predirre in maniera più precisa le parole associate dagli esseri umani ad ogni lettera dell’alfabeto.
La ragione di tale successo risiede forse nell’idea alla base del PageRank — l’importanza di qualcosa è direttamente proporzionale alla sua popolarità — che nella sua semplicità sembra cogliere uno schema di fondo nel comportamento dell’utente, codificato nel funzionamento dei suoi processi mnemonici e linguistici.
Come sottolineano gli autori queste ricerche aprono nuove possibilità riguardo la progettazione dei motori di ricerca, possibilità derivanti dalla sempre più evidente influenza che i processi cognitivi hanno nella creazione, organizzazione, memorizzazione e ritrovamento delle informazioni, sia all’interno della mente umana che in quella “mente collettiva” che è il Web.
Fonte: ScienceBlogs







