Dr. Strange

Dr. Strange

Non più negata, una seconda vita. Grazie ad una porta di accesso più leggera da aprire – un client meno esigente in termini di risorse, se volete – sono entrato finalmente in Second Life.

Mi guardo intorno. Un’isola. Accennata. Deserta. Tranquilla. Credo sia un’isola maestra. Uno sciabordio di onde ovattato è il solo rumore. Muovo i primi passi. Avanti, dietro, sinistra, destra. Lo sapevo che l’esperienza di Doom mi sarebbe servita, un giorno o l’altro. Sogno ancora i luoghi di Phobos e Deimos, tra l’altro. I luoghi, non i mostri.

Mi sento incompleto. Non definito. Come il mio avatar. Devo caratterizzarmi. Devo rivestirmi di me stesso. Non voglio essere un altro. Voglio assomigliarmi senza clonarmi. Voglio che Egon Compton sia un’idea di Federico. Egon, come Schiele. Compton, come l’effetto. Arte. Scienza.

Pelle, capelli, occhi, naso, bocca. La fatica di costruirsi. Giacca, pantaloni, scarpe, maglietta. …and you look so fine in your virtual dress…

E’ un’ora che sono qui. Neanche Carrie al culmine della sua fashionmania. Ho mal di testa.

Mi finirò la prossima volta. Per ora mi accontento di questi quattro straccetti.

Ora ricordo. Il mio mansueto doppelgänger spicca il volo . Un volo astrale, direi. Mi ricorda il dottor Strange.

Mi depongo. Un’ultima passeggiata nell’isola. Tante domande. Una domanda.

Dove vado adesso?

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La sensazione che ho provato leggendo Web 2.0. Internet è cambiato. E voi? I consigli dei principali esperti italiani e internazionali per affrontare nuove sfide” (a cura di Vito Di Bari, Edizioni Il Sole 24 Ore, 2007) è stata quella di trovarmi di fronte un feed RSS cartaceo. Non è un’affermazione con connotazioni negative. E’ solo che ormai la mia percezione delle cose nella realtà fisica viene influenzata dalle mie esperienze online. E comunque visto l’argomento e la struttura del libro non escludo sia un effetto voluto.

Un libro è un collage, realizzato da quarantasei esperti nazionali ed internazionali, ricco di pensieri, analisi, case studies, considerazioni (anche critiche) sullo stato dell’arte del Web attuale e sulle possibili evoluzioni della Rete nel prossimo futuro. Ottimo per chi, nativo analogico o immigrato digitale appena sbarcato nell’Altro Continente, vuole conoscere quel grande esperimento sociale (e tecnologico) di massa che è il Web 2.0. Un rapporto ricco di spunti interessanti per i cittadini proattivi (professionisti, manager, imprenditori, investitori, esperti di comunicazione e di media) del reame digitale.

Tra le tante possibili definizioni di questa fase della vita di Internet, Di Bari nella sua lunga introduzione ne sceglie una sintetica ma particolarmente efficace:

[il Web 2.0 è] un insieme di relazioni indirizzate e organizzate tra loro mediante strumenti (tecnologici) [...] disponibili a tutti e legati tra loro.

Tra i molti contributi interessanti — che compensano ampiamente qualche intervento banale o confusionario (come quello, persino irritante, dell’ex vj di MTV Andrea Pezzi) — ne indico solo qualcuno.

Il divertente ed istruttivo intervento di Stefano Quintarelli sui blog, che, come si legge in una nota finale:

[...] è stato scritto mimando nell’esposizione dei contenuti l’esposizione cronologica di un blog: leggendo i suoi capoversi dalla fine all’inizio si passa dal contenuto più puntuale alle considerazioni più generali.

L’articolo di Luca Rosati su folksonomie e tagging, quello di Antonio Dini su Second Life e l’ “antropologia del Learning 2.0″ che Michael Wesch illustra prendendo spunto dalla citaziione di Kevin Kelly:

Ogni volta che creiamo un link tra parole, di fatto insegniamo un’idea.

Menzione d’onore per il mini saggio di Alberto Abruzzese sulla condivisone. Cosa significa “condivisione”? Significa:

[...] avere in comune. Come dire, fare società o comunità? Sì e no: con condivisione diciamo qualcosa di più intimo, qualcosa che riguarda le modalità specifiche, profonde, con cui si costruiscono comunità e società. [...] Cè di mezzo il dia-logare. Allora c’è di mezzo la comunicazione? Per forza. La condivisione è un sinonimo di comunicazione.

Di Bari si riserva il capitolo finale, in cui getta uno sguardo al web del 2015 e 2020: il primo caratterizzato da una coda ancor più “lunga” di quella di Anderson, la longer tail, che coinvolgerà i miliardi di persone che non hanno l’inglese come lingua madre. Intercettare le innumerevoli nicchie che accolgono lingue, culture e stilemi diversi da quelli oggi dominanti rappresenterà l’obbiettivo strategico del futuro prossimo del web. Più in là, una realtà fatta di uomini e spimes sempre più connessi ed interconnessi genererà un coda ancor più lunga, una longest tail.

Una notazione finale: strano che in questa raccolta manchi un contributo dedicato al semantic web.

Per seguire lezioni e seminari dell’ unAcademy (Accademia non Convenzionale della Cultura Digitale) avevo deciso finalmente di entrare in Second Life. Scopro però che non ne ho i requisiti (tecnici). Malgrado il mio laptop sia nuovo (Dell Inspiron 1720, Intel(R) Core(TM) 2 Duo CPU, 1.80 GHz, 1 GB Ram, 32 bit) la mia scheda grafica (Mobile Intel(R) 965 Express Chipset Family) non è supportata dal software di SL. Le uniche schede grafiche supportate con certezza da SL sono le ATI Radeon (modello 8500 o superiore) e le nVidia Geforce (Geforce 2 o superiore).

Uhmmm, quindi sono vittima di una specie di digital divide d’élite…Egon Compton ha avuto proprio una vita breve…

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