Utility computing

In questo interessante articolo [via Slashdot] Greg Papadopoulos, responsabile IT alla Sun Microsystems ed ex docente all’MIT, chiama red shift (spostamento verso il rosso, termine preso in prestito dall’astronomia ) la crescita accelerata ed esponenziale di infrastrutture IT da parte di un ristretto gruppo di grandi compagnie. Tale crescita avviene con un tasso superiore rispetto a quello previsto dalla legge di Moore. Le compagnie interessate a questo fenomeno sono le grandi star della Rete – le “vecchie signore” come Google e Amazon e le giovani rampanti come YouTube o Gigavox Media – e le compagnie tradizionali che richiedono prestazioni computazionali elevate, come le case farmaceutiche o le società finanziarie.

Le start-up di successo come Twitter hanno utenti che raddoppiano ogni due o tre settimane e questo richiede un costante e rapido aumento delle capacità di storaggio dei dati.

Le compagnie più tradizionali manifestano un tasso di crescita dei sistemi di back-end che segue gli andamenti storici mentre la crescita dei costi legata ai sistemi di data storage cresce più velocemente dei costi di processamento. Questo andamento è legato all’aumento dei servizi a valore aggiunto forniti agli utenti, come la possibilità data ai possessori di carta di credito di visualizzare ed analizzare via Internet i dati relativi alle proprie spese.

La scelta che queste compagnie si trovano di fronte è se continuare ad allargare i propri data center, magari adottando costose architetture distribuite di grid computing o cercare di ridurre i costi utilizzando modelli di utility computing e servizi di storaggio remoto o out-house data center, in cui i propri dati vengono trasferiti in enormi data center esterni ad elevata tecnologia gestiti da aziende specializzate.

IBM and Hewlett-Packard (dal sito HP un articolo che analizza l’impatto del Web 2.0 sulle infrastrutture IT)già offrono questo tipo di servizi, Google ed Amazon, forti dell’esperienza accumulata nello storaggio dei dati, stanno costruendo dei massive data center per entrare in questo mercato sempre più promettente.

Forse la vecchia previsione che, alla fine, nel mondo ci saranno solo sette computer (e miliardi di terminali) potrebbe avverarsi.

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