La moderazione del web

Come nascono ed evolvono nel tempo giudizi ed opinioni nel Web? Quali sono i meccanismi che guidano la formazione di valutazioni su prodotti come ad esempio libri e film all’interno delle comunità online? Un utente in cerca di informazioni può avere fiducia nell’opinione generale creatasi su quel prodotto?

Una ricerca condotta dagli HP Laboratories di Palo Alto giunge a conclusioni interessanti.

Analizzando migliaia di votazioni e di critiche lasciate dagli utenti su Amazon e su IMDB i ricercatori hanno scoperto che non nascono fenomeni di polarizzazione – o estremizzazione – dei giudizi. Anzi, si innesca un meccanismo che tende ad attenuare i giudizi preesistenti, riconducendo l’opinione della comunità verso “un giusto mezzo”. Questo perché chi arriva nella comunità dopo che si è già formato un certo consenso tende a non lasciare un suo parere se questo coincide con l’opinione comune mentre aggiunge il suo giudizio se questo ne è in contrasto. E’ probabile, dicono gli autori della ricerca, che in un “gioco senza vincitori” come questo prevalga la gratificazione personale di cercare di spostare il giudizio fin lì maturato.

Questo risultato va in controtendenza rispetto ad altri studi sulle dinamiche di gruppo e sui siti online nei quali erano stati rilevati “effetti gregge” e fenomeni di polarizzazione delle opinioni.

Il suggerimento è quindi quello di valutare attentamente quello che, in generale, si intende come opinione pubblica online: le conclusioni che si possono trarre possono essere diverse a seconda del momento in cui si accede alle informazioni.

9 thoughts on “La moderazione del web

  1. Sicuramente sono più affidabili i sondaggi che chiedono di esprimere un’opinione prima di mostrare i risultati accumulati fino a quel punto.

    Comunque si tratta di un problema di rappresentatività. Se ci sentiamo rappresentati da uno dei commenti lasciati su un blog non ne lasceremo un’altro. E poi il meccanismo di voting farà prevalere un’opinione: quella che ha il maggior consenso (la più accettata e quindi spesso quella più moderata) salirà in alto nella classifica.

    La domanda adesso è: l’opinione comune è la migliore? La soluzione giusta a un problema è sempre quella più condivisa?

  2. Vero, sarebbe meglio dare un giudizio su una “tabula rasa”, senza farsi influenzare dai giudizi precedenti anche per non far scattare meccanismi di “compensazione” come quelli descritti nella ricerca.

    Nei vari portali però si ha sempre l’informazione del rating (tipo stellette) oltre che la raccolta dei giudizi più articolati espressi dagli utenti.

    Non so se lo stesso meccanismo di “deriva moderata” sia applicabile in generale alle discussioni sul web, quelle che non riguardano prodotti – anche se particolari come libri e film – ma idee, proposte, progetti ecc. Altre ricerche hanno dimostrato il pericolo di estremizzazione delle opinioni con conseguente cessazione del confronto e creazione di gruppi “chiusi” ed omogenei.

    Per quanto riguarda l’ultima domanda: direi proprio di no. Ma dirlo adesso, qui, in Italia si rischia di passare per pericolosi sovversivi…

    en passant, Stefano, ti indico due libri che credo ti possano interessare:

    Giuseppe Granieri, La società digitale, 2006, Laterza (un saggio sintetico ma interessante sul web 2.0)

    Yochai Benkler, La ricchezza della Rete, 2007, Università Bocconi Editore (un “mattone” piacevole ed illuminante scritto da uno dei teorici più preparati sui temi politici ed economici della Rete)

  3. Quindi (e non solo in Rete):

    Una discussione incentrata su slogan tende a polarizzare.

    Una discussione articolata e basata su ragionamenti tende al “giusto mezzo”.

    No, probabilmente sbaglio. Quello di cui si parla nella ricerca non sono discussioni (botta e risposta proseguito nel tempo) ma solo opinioni, le prime delle quali non sono “inquinate” dall’opinione comune che si forma man mano che aumenta il numero di valutazioni raccolte.

    però c’è qualcosa che mi sfugge…

  4. e non dimentichiamoci che sulla rete molto spesso le “opinioni” che riguardano i prodotti (e non solo) sono “interessate” e quindi “di parte” il che naturalmente inquina ulteriormente i risultati che si ottengono da una loro analisi….

  5. Secondo me non e’ vero che, in ogni caso, e’ meglio l’opinione “a tabula rasa”.
    Uno dei problemi delle democrazie, soprattutto qui in italia, e’ che si prende per oro colato il volere “collettivo” senza pensare ad una campagna informativa.
    E’ inutile chiedere alla gente cosa ne pensa, chesso’, del nucleare, o dei matrimoni gay, pensando di legiferare in base al responso. E’ molto piu’ importante imbastire una campagna informativa che permetta alle persone, quando interpellate, di rispondere con la maggior cognizione di causa possibile.
    Ora, nel caso dei commenti ai blog via internet, il fatto di “arrivare dopo” tutta una discussione con pareri contrastanti puo’ evidentemente cambiare la mia opinione, ma in maniera “corretta”, nel senso che posso accorgermi, leggendo, che in effetti le ragioni di tizio sono piu’ forti di quelle di caio, che erano le mie prima che arrivassi a leggere…
    Il bello di internet non e’ che tutti possono dire la loro come in uno stadio di sordi, il bello e’ l’interazione e la diffusione della conoscenza!

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