La mia matematica

Flashback: mio padre che piuttosto spazientito tenta di spiegarmi la divisione. Quoto, divisore, dividendo. Una torta, tante fette, a me, a te. Uffa. Però mi piacevano i numeri. Mi piaceva scriverli. Mi affascinava il balletto che mettevano in scena ad ogni operazione. Un due tre, tango. Poi quattro cinque sei sette. Me lo ricordo, quel sette barocco e bambino, avec serif. Così come l’uno, del resto. Erano diversi i miei numeri. Ero diverso io, allora.

Alle medie ero il piccolo mago delle espressioni. La coreografia era cambiata, era più un gioco di porte che si aprivano e si chiudevano. Parentesi tonde, quadre e graffe. Mai saputo disegnarle, le graffe.

La memoria si punge. E’ il vertice di un triangolo. Quanti triangoli. Quadrati meno, troppo banali. Trapezi il giusto, esotici e ribelli.

I teoremi del liceo. Le convergenze parallele dicevano in tv. Eh? Anche di tangenti si parlava là fuori. Di seni meno. In classe era invece tutto un poliedrico discorso.

Funzioni, che tu lo voglia o no. Adorabili equazioni. L’inizio di una storia d’amore e di odio tra i fogli di carta. I fogli: tanti, tantissimi. Foglie postume sacrificate alla ricerca della soluzione perfetta.

Università. Ingegneria. La conoscenza della matematica diventa intima. Dimostrazione ne sono le dimostrazioni. Teoremi da conquistare, più che da sviluppare. Un passaggio dopo l’altro, rigo dopo rigo, pagina dopo pagina. E si scopre la bellezza. Fredda ed austera, come diceva Bertrand Russell. La matematica come estetica del razionale. Sublimazione del pensiero logico. Il Libro di Erdõs sfogliato con reverenza ma con sempre maggior sicurezza.

E, all’altro estremo, veder ricadere dall’uranio matematico una manna provvidenziale che mi ha aiutato a comprendere il reale. Ho visto formarsi nella mia mente strumenti potenti, e li ho utilizzati per dipanare l’essenza del mondo. Equazioni differenziali, integrali in tutte le loro declinazioni, matrici (sudoku assai più divertent), successioni, serie, trasformate, teoria di gruppi e tutto il resto, quello che non ricordo più.

Per ballare con le sue ancelle – Fisica, Informatica, Chimica, Economia – ho dovuto chiedere il permesso a sua maestà, la Matematica.

Ed oggi? Ho smesso di frequentare con assiduità numeri, forme geometriche, teoremi ed equazioni. Ma un giorno di questi prenderò in mano un libro e ricomincerò a studiare ed a riempire fogli su fogli di calcoli e dimostrazioni. Perché, alla fine, il tempo passato con la regina è stato uno dei più felici.

ps a proposito, io conto ancora utilizzando le dita delle mani…

8 thoughts on “La mia matematica

  1. Bello, anch’io mi ci son spaccato la testa, su Analisi 1 e 2, però non son riuscito a penetrare l’essenza di tutta quella serie di simboli e cifre, a vedere il telaio, l’architettura intima che tu invece hai colto. Quasi quasi vado a ripescar l’Amerio in cantina.

  2. Io ho per ora abbandonato, la Regina.
    Le ho fatto una lunga corte, e lei mi ha lasciato infine il suo lasciapassare, un piccolo foglio di carta, un documenti formale di annessione fr a un cerchio più ristretto di devoti.
    Ma l’ha fatto controvoglia.
    Non mi ha mai amato, non credo lo farà mai.
    Essere amati dalla Matematica è un destino.
    Nel suo regno la legge di Dante (amor ch’a nullo amato amar perdona) è una semplice eccezione, non un teorema.
    Sua Maestà rivolge il proprio cuore soltanto a prescelti.
    Abbiamo flirtato, mi ha concesso qualche sguardo malizioso, ma in fondo mi ha un po’ usato.
    Non mi amava, ci ha messo un po’ a farmelo capire.

    Le continuo comunque ad essere grato, il tempo speso insieme mi ha insegnato tanto. Ho dovuto strapparle tutti i regali che mi ha fatto, ma ne è valsa la pena.

    Ho deciso di lasciarla, per ora.
    Mi tengo i suoi rari doni come reliquie preziose, sono annoverato fra i fortunati, posso mostrare i segni della Devozione.

    Li sfrutto, anche se dentro di me so che non sono del tutto reali:
    l’amore, quello vero, non era per me.

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