Facebook e l’esercizio dello spirito critico

Come evitare di far degradare in modo rapido e definitivo l’ecosistema Facebook? Come evitare che “moneta cattiva scacci moneta buona”?

Semplice, basta esercitare quel minimo di senso critico necessario in ogni aspetto della nostra vita ed in particolare durante le nostre permanenze nella Rete.

Neofita, utente occasionale o abituale, scafati navigatori vengono irrimediabilmente attratti dalle applicazioni di Facebook. Alcune – poche – utili, altre inutili ma divertenti, altre ancora “furbette” o semplicemente fastidiose ed irritanti.

Molte applicazioni sono specchi per le allodole – tipo MyCalendar, per esempio – che portano gli utenti verso siti che vendono suonerie, promettono incontri intriganti, offrono servizi più o meno costosi. Il guaio è che spingono l’utente ad invitare altri contatti, diffondendosi in maniera virale (ed in questo caso l’aggettivo è interpretabile in senso stretto.)

Altre volte, semplicemente, qualcuno crea gruppi per iniziare una catena di S.Antonio oppure battere il record del gruppo più numeroso, così, tanto per ammazzare la noia.

Io qui faccio riferimento al gruppo Statistiche di Facebook: scopri chi ti visita! ma i consigli sono di carattere generale

  1. Facebook non consente di attingere dati sul traffico, in particolare su quello da/verso ogni singolo utente.
  2. Il gruppo è solo in lingua italiana, non contiene informazioni puntuali e l’ufficio  è indicato come quello “Statistiche” di Facebook con sede  a Mountain View (sede di Google…)
  3. Viene richiesto di far aderire altri amici (cinque quando l’ho visitato l’altro giorno, adesso siamo a dieci/venti)
  4. Non è possibile lasciare commenti (per evitare che qualcuno ne lasci qualcuno tipo questo…)
  5. E’ presente della pubblicità “amatoriale”
  6. Dare un’occhiata al profilo dell’amministratore non guasta. Se non è disponibile, peggio ancora.

Ad oggi il gruppo conta più di mezzo milione di iscritti…

5 thoughts on “Facebook e l’esercizio dello spirito critico

  1. a me non è tanto il fine pubblicitario che preoccupa, piuttosto il: “Allowing access will let it access your Profile information, photos, your friends’ info and other content that it requires to work.”

    Noi non sappiamo a quali elementi del profilo un’applicazione realmente accede e, dal momento che la maggior parte sono “third-parties”, non è che questo dia molta garanzia.

    Almeno questo è quello che ho capito.

  2. per alezzandro: certo, quello della distribuzione dei propri dati verso destinazioni ignote è un altro problema

    per gian: mi sono accorto che non ami fb, ma il futuro prossimo della Rete è quello.

    Innanzi tutto ha il merito di aver avvicinato al Web persone che non lo frequentavano e lo utilizzavano solo come fonte informativa e non come strumento d’interazione sociale.

    Inoltre penso che fb – in quanto social generalista – rappresenta in embrione quelle reti sociali confederate (o rete sociale distribuita) in cui ogni utente, proprietario dei suoi dati, entra, a secondo dello situazione, nell’area di competenza di una determinata rete: qui interagisce con gli altri, mentre i software si occupano di rendere visibili solo i dati personali rilevanti in quel contesto.

    Credo che tu abbia visto l’interessante report del W3C Workshop on the Future of Social Networking ma in caso contrario lo trovi qui: http://www.w3.org/2008/09/msnws/report
    (via M. Brunati)

  3. il punto non è sottovalutare facebook ma collocarlo all’interno di un processo di evoluzione della cultura di interazine di massa.
    Vedo troppi microscopi e pochi telescopi ci vuole più equilibrio🙂

  4. “Innanzi tutto ha il merito di aver avvicinato al Web persone che non lo frequentavano e lo utilizzavano solo come fonte informativa e non come strumento d’interazione sociale.”

    questo è vero, ma l’impressione è che le abbia avvicinate “troppo”. la storia è vecchia: c’è un nuovo strumento, ha successo perché molto potente ma semplice, tutti lo usano, ma non tutti riescono a gestire la complessità che si nasconde dietro una solo *apparente* semplicità. E quindi nascono i problemi.

    In fondo, è già successo (e ancora succede) con l’avvento del Web, dei blog, etc. Insomma, nulla di nuovo sotto al sole. Quello che con FB mi “spaventa” (si fa per dire) è che rispetto agli strumenti precedenti, ma anche rispetto ad altri social network, offre potenzialità di interazioni maggiori, oltre a essere molto più invasivo. Se poi ci aggiungi che chi lo usa spesso non è molto ferrato in materia, le probabilità che faccia/si faccia qualche danno aumentano notevolmente.

    “…report del W3C Workshop on the Future of Social Networking ma in caso contrario lo trovi qui: http://www.w3.org/2008/09/msnws/report

    curioso, ne ho scritto questa mattina.

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