p2p social networks

Come incontrarsi con il proprio gruppo di amici? Uscire e darsi appuntamento in un locale o invitarli a casa propria?

Per ora, quando si parla di amicizie online, l’unica possibilità è la prima, cioè iscriversi ad un servizio di social networking fornito da un determinato provider. Questa architettura centralizzata, client-server, domina l’offerta nel settore delle comunità virtuali.

Qualcuno si sta chiedendo perché un’altra soluzione, quella di reti sociali decentralizzate che si avvalgano di tecnologie peer to peer, non possa essere presa in considerazione.

Le reti p2p sono tradizionalmente utilizzate per il file-sharing e gli utenti interagiscono tra loro essenzialmente a basso livello, tramite la condivisione di risorse hardware come CPU, banda, spazio su disco e nella gestione del sistema. D’altro canto i membri dei social network online interagiscono ad un livello più alto, scambiandosi informazioni,contenuti, idee, stati d’animo.

E’ possibile realizzare reti sociali auto-organizzate ad ogni livello, con un’infrastruttura p2p che consenta connessioni mobili ed anche indipendenti dall’acceso Internet? E quali vantaggi si avrebbero utilizzando questa soluzione?

da Self-organized Virtual Communities: Bridging the Gap between Web-based Communities and P2P Systems

da Self-organized Virtual Communities: Bridging the Gap between Web-based Communities and P2P Systems

Diciamo subito che in realtà il modello centralizzato ha dimostrato di funzionare piuttosto bene; uno dei limiti che in passato potevano esserci, quello della scalabilità, è stato risolto grazie ad architetture come quella del cloud computing, anche se questa soluzione non è certo a basso costo.

Il punto centrale è quello della proprietà dei dati: riversare i propri profili ed i propri contenuti in un unico database centralizzato vuol dire fornire ai proprietari della piattaforma la possibilità di svolgere un’efficiente e remunerativa operazione di data mining per scopi commerciali. Inoltre regole e termini di utilizzo sono fissati anch’essi dall’alto.

In una rete p2p i dati ed i contenuti rimarrebbero saldamente nelle mani degli utenti, che li condividerebbero in maniera sicura (criptata) solo con i loro contatti o adottando standard aperti e/o licenze tipo Creative Commons.

Un altro vantaggio sarebbe quello di potersi agganciare alla propria rete sociale online anche attraverso altre reti, diverse da Internet: reti mobili, wireless mesh networks ma anche comunicazione diretta (per esempio via Bluetooth) tra dispositivi (PDA, smartphon, netbook).

In sintesi i possibili benefici potrebbero riguardare:

  • Nessun repository centralizzato di terze parti
  • Dati sotto il controllo dell’utente
  • ubiquitous access, anche via rete mobile, wireless mesh networks, Bluetooth
  • Accessibile attraverso molteplici devices, utilizzando anche lo scambio diretto di dati
  • Piattaforma aperta e modulare, con possibilità di creare ed aggiungere applicazioni

Esistono però anche una serie di problemi, sia dal lato tecnico che da quello dell’utente.

Adattare una rete p2p alle nuove esigenze significa prima di tutto individuare le criticità:

  • Dove immagazzinare i dati? Solo nei computer degli amici? In nodi casuali? Come assicurare che vi siano un numero sufficiente di copie di ogni contenuto in modo da garantire la loro disponibilità e la loro efficiente distribuzione?
  • Come gestire l’update dei contenuti – lo status, per esempio – visto che le tradizionali reti p2p di solito non comprendono il versioning?
  • Che topologia utilizzare?
  • Come risolvere il problema della ricerca – degli amici, non dei contenuti – e quindi dell’identificazione degli utenti?

Inoltre far accettare all’utente il fatto che la sua “immagine sociale” debba essere costituita, oltre che dalla sua presenza, anche dalla sua disponibilità a mettere in comune parte del suo hardware e della sua banda richiede una ridefinizione dei classici meccanismi di incentivazione, già noti ai progettisti di social software.

E’ chiaro che architetture di questo genere non si porrebbero in alternativa ai consolidati modelli centralizzati ma ne costituirebbero un complemento ed un completamento.

Si possono immaginare sottoinsiemi di membri di social network globali che costruiscono un social network locale p2p, sfruttando, per esempio, relazioni di fiducia già stabilite e relazioni di prossimità geografica.

Per chi volesse saperne di più:

Self-organized Virtual Communities: Bridging the Gap between Web-based Communities and P2P Systems (pdf)

A Case for P2P Infrastructure for Social Networks – Opportunities & Challenges (pdf)

Community Building over Neighbourhood Wireless Mesh Networks (pdf)

PeerSon.net – un sito di ricercatori attivi nel campo dei p2p social network

3 thoughts on “p2p social networks

  1. Grazie per aver riassunto questa possibilità con così tante fonti!
    Ogni tanto ripenso infatti a questa direzione come una possibilità concreta, soprattutto con l’attuale crisi finanziaria ed economica.

    Se gli investimenti in pubblicità ed altre risorse finanziarie dovessero ridursi drasticamente, molti servizi 2.0 dovranno ridefinire il proprio modello di business, e l’introduzione di social network P2P potrebbe essere una soluzione.

    Domanda da non-programmatore: pensi si possano utilizzare software open source esistenti come Freenet ed Elgg?

  2. Ciao Massimo.
    io credo, come scritto nel post, che queste tipologie di servizi siano complementari ai social network globali e indirizzati verso comunità locali (penso al wi-max, per esempio).

    Anch’io non sono un grande esperto, ma credo che lavorandoci sia freenet che elgg possano essere utilizzati in p2p social network.

    Ciao Annarita. Grazie per la visita. Un saluto anche a te.

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