Il Web 2.0 e la scienza

Il mondo della scienza ed il Web 2.0 adottano filosofie simili. E non a caso.

  • Partecipazione: ovvio, scienziati e ricercatori sono prosumers ante litteram. Studi e ricerche sono output che diventano input per altri.

  • Condivisione: la conoscenza condivisa è la base per il progresso della scienza. Pubblicazioni, libri, incontri, seminari, conferenze sono state (e sono tuttora) i mezzi per trasmettere e condividere i risultati del proprio lavoro. Eccezioni per ricerche di interesse militare o durante periodi particolari (guerre calde o fredde).

  • Collaborazione: contrariamente all’iconografia popolare la maggior parte degli scienziati del passato non erano così solitari. Cercavano collaborazioni dirette o, tramite scambi epistolari, pareri e suggerimenti da parte dei colleghi. Negli ultimi decenni la scienza è fatta da team, gruppi di ricerca, équipes.

  • Autorevolezza/Rating/Giudizio dei pari: la peer-reviewing è il fulcro della comunicazione scientifica. Il giudizio positivo sul proprio lavoro ne permette la pubblicazione. Dal numero di articoli pubblicati, dalla loro qualità oltre che da una vox populi nell’ambiente scientifico discende il grado di credibilità ed autorevolezza di un determinato scienziato.

  • Communities e social networking: comunità di scienziati si creano intorno a campi di ricerca, laboratori, università, istituti. Scambi (visiting professor) ed incontri costituiscono i punti di contatto tra le varie comunità.

  • Beta perpetuo: nella scienza ogni teoria è continuamente messa alla prova. Non esistono teorie definitive, semmai teorie di successo.

  • Tassonomie collettive:la scienza crea terminologie condivise, necessarie per una reciproca comprensione. Il tagging, la presenza di parole chiave in pubblicazioni, abstract, presentazioni è da tempo utilizzato.

  • Intelligenza collettiva: dall’insieme di teorie, modelli, ipotesi emerge una visione d’insieme sulla realtà.

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