Ipotesi per un Corso di Laurea in Scienze del Web

Ispirato dagli articoli di cui ho parlato in un post precedente ho voluto buttar lì una bozza di come potrebbe essere organizzato un Corso di Laurea in Scienze del Web.

Dando per scontato l’approccio multidisciplinare, quali sono le materie da inserire? Quali i percorsi formativi da predisporre? Quali sono le conoscenze e le competenze che uno studente uscito da questo corso di laurea dovrebbe possedere?

Andiamo per ordine. Ho immaginato una laurea triennale, ma sono tali e tante le discipline e gli argomenti da trattare ed approfondire che non si farebbe fatica ad estenderne la durata a cinque anni.

Ho provato a suddividere le Scienze del Web in due rami, come rappresentato nella figura.

Per entrare appena più nel dettaglio:

Sono molte le combinazioni possibili; queste sono solo alcune. Ed è chiaro che i vari percorsi possono intersecarsi, sovrapporsi, sfumare l’uno nell’altro.

Un laureato in Scienze del Web dovrebbe possedere la capacità di

  • muoversi tra le diverse dimensioni della Rete, individuando comportamenti emergenti, analizzando le relazioni ed i collegamenti tra i diversi attori che animano il palcoscenico del Web – persone, database, agenti software, organizzazioni, tutti immersi nel flusso turbolento di dati ed informazioni
  • essere in grado di scoprire i trend che nascono nella Rete, le opportunità create da ubiquità, mobilità, nuovi media e dalla crescente quantità di dati disponibili on-line
  • progettare e sviluppare strumenti ed applicazioni sempre più adattati alla natura peculiare del Web
  • definire e sviluppare teorie,modelli, metodologie, metriche che aiutino a formulare sistematicamente i principi di una “disciplina del Web”
  • studiare e comprendere le nuove interazioni sociali ed i nuovi modelli economici e politici che avvengono con la mediazione del Web
  • identificare e preservare gli invarianti essenziali del Web

Di seguito – dopo il break – un possibile piano di studi, in cui il primo anno è comune. Mi sono limitato ad individuare possibili materie d’insegnamento solo per Data Web, Web Analitico, Architettura del Web, Web Sociale. Volutamente per alcuni insegnamenti mi sono tenuto nel vago, non avendo sufficienti competenze per individuare aree specifiche di interesse all’interno di alcune discipline.

Spero che questo post stimoli, come si dice, una proficua ed interessante discussione. O anche no…

update: slides italiano/english

42 thoughts on “Ipotesi per un Corso di Laurea in Scienze del Web

  1. dove mi posso iscrivere ?

    A parte gli scherzi inserirei un insegnamento di comunicazione e marketing su web per aiutare a capire come cambia la comunicazione e a decodificarne le tecniche di engagement dei naviganti

  2. Bello, decisamente.
    Concordo anche io con Vincos sul potenziamento del lato comunicazione e strategie. Poi, ovviamente, sostituirei l’insegnamento di sociologia dei processi culturali e quello dei fondamenti di sociologia con: una sociologia delle culture mediali e con una teoria della società.
    Il gioco interessante adesso sarebbe mettere dei nomi vicino agli insegnamenti, tanto per capire come si svilupperebbe il corso. Mi spiego: se nella teoria della società si metto un Castells ha un certo significato.
    Se nella “Teoria del caos” (io preferisco Teoria della complessità)metto Longo o Ceruti… e così via.

  3. perdindirindina.. è davvero un bel piano di studi.. ma mancano dei corsi importanti secondo me: analisi e redazione di testi specifici in lingua italiana (magari al primo anno) e analisi e redazione di testi specifici in lingua inglese.. e psicologia sociale. Quando viene presentato ufficialmente alla Gelmini?🙂

  4. L’indirizzo che più mi affascina è “Architettura del Web”: insegnamenti micro che non precludono una buona vista d’insieme, cosa che oggi trovo fondamentale. Magari ci fosse realmente…

    thx

  5. Io trovo che i fondamenti di fisica potrebbero essere tranquillamente tralasciati in favore di qualcosa di più sul lato comunicazione. La parte più strettamente tecnica la vedrei più legata a informatica che a ingegneria. Ma pare invece parecchio interessante, mi iscriverei subito.
    Bella idea, chissà che non possa nascerne qualcosa🙂

  6. Vedo che molti sottolineano le carenze nell’ottica “comunicazione”.
    Qualche considerazione:
    – la Scienza del Web deve osservare la Rete con un approccio più formale, adottando metodologie e strumenti propri di discipline come la fisica e la matematica; come sottolineato da Berners-Lee e gli altri negli articoli citati occorre “ingegnerizzare il Web”, per comprendere e guidarne la crescita futura e sfruttarne appieno le potenzialità

    – Ho suddiviso le Scienze del Web in due rami, uno “hard” ed uno “soft”…parliamo di scienze, ovviamente…non a caso: gli aspetti inerenti la comunicazione possono essere trattati nel percorso Infotaiment Web così come quelli legati al Web marketing in quello economico.

    – l’approccio multidisciplinare significa dover possedere comunque nozioni di fisica, matematica, statistica per chi affronta il ramo “soft” e possedere conoscenze di sociologia, psicologia, economia per chi sceglie il ramo “hard”

    – alcune materie che io ritengo indispensabili, come Teoria delle Reti, Sistemi Complessi, Architettura del Web presuppongono comunque conoscenze tecnico-scientifiche

    – Esiste già il CdL in Scienze della Comunicazione che come Giovanni e Fabio possono testimoniare può essere costruito per essere Web-oriented.

    Invito chi ha più competenze e conoscenze di me sul lato comunicazione-economia-informazione a dare suggerimenti per i percorsi Web Economico, Infotaiment Web (che si può ribattezzare Web della Comunicazione, dell’Informazione e dell’Intrattenimento). I suggerimenti già dati sono stati memorizzati…

    Dove ci si iscrive? Seconda stella a destra e poi diritti fino al mattino… In realtà credo che le prime università che introdurranno un CdL in Scienze del Web conseguiranno un vantaggio strategico ed una rendita che durerà per i prossimi trent’anni.

    Secondo me i Telecom Italia Lab farebbero carte false per avere un laureato in SdW…😉

  7. Mi sembra che manchino (come al solito?) dei sani fondamenti di comunicazione o meglio di linguistica. Ci vorebbe una Storia della CMC (Comunicazione Mediata dal Computer) o più semplicemente Storia della comunicazione e qualche infarinata di Forme di scrittura online.

    nda

  8. Un’osservazione di metodo. Perché rappresentare il corso ancora con una struttura fortemente gerarchica? Perché non immaginare, imparando proprio dal web, una struttura a rete oppure circolare? Solo provocazioni..
    Ma complimenti come sempre Federico!

  9. per Nicola: di Storie ce ne vorrebbero diverse, ma Storia della CMC mi piace. E’ previsto il Laboratorio di Contenuti del Web, al cui interno potrebbe esserci l’infarinata Forme Scrittura Online

    per Luca: sai, semplicemente per pigrizia grafica. Però noterai che i percorsi dei due rami nel dettaglio sono raffigurati su una circonferenza. In realtà mi ero posto il problema, se ho un po’ di tempo adotto una metafora grafica particolare per rappresentare il piano di studi…

  10. Questo corso otterrebbe sicuramente un gran successo. Però lo semplificherei eliminando qualche insegnamento. Ho dei dubbi sull’ utilitù di una materia come Fisica nel Web e anche negli anni sucessivi al primo ci sono molti insegnamenti teorici, mentre io privilegerei un’ approccio più pratico, con molti più laboratori. Comunque è molto interessante.

  11. per Errnyblog: riporto anche qui il link ad un mio vecchio post su Struttura Fine in cui parlo ed indico una serie di articoli online sulla fisica del web, sperando di riuscire ad evidenziarne l’utilità… http://strutturafine.blog.kataweb.it/2007/03/23/il-web-complesso/
    per Paolo: grazie a te
    per ilbisbetico: si, mi hanno segnalato per esempio il Corso di Laurea in Scienze di Internet (http://www.internet.unibo.it/); ma, seppur si avvicini a quello che intendo, Internet non è il Web…

  12. Ciao
    stavo leggendo la discussione su Fisica ho subito pensato alle reti complesse di Laszlo-Barabasi, ma vedo che hai gia’ provedduto tu con l’ultimo link.

    Personalmente penso che per capire a fondo il web e tutta la sua complessita’ la matematica che conosciamo non sia mai abbastanza.

    Sono invece un po’ scettico sui fondamenti di sociologia e psicologia, che sono un po’ vaghi e rischiano di coprire tutto e niente. Il rischio degli insegnamenti al primo anno e’ che se non hanno un seguito (leggi, corso avanzato negli anni successivi o applicazione pratica in altri corsi), tendono a rimane li’, un po’ appesi.

    ale

    ps: a parte questo sono convinto che il corso avrebbe un gran successo

  13. per alezzandro: come si può notare leggendo i commenti ognuno, a seconda della sua formazione ed inclinazione, tende ad avere una sua visione delle Scienze del Web e delle materie da togliere od inserire. Ma come ho già detto il piano di studi deve essere multidisciplinare in senso lato ed occorre modificare la forma mentis bipolare che, soprattutto in Italia, suddivide la cultura in domini non comunicanti.
    Come ho fatto per fisica, inserisco un link ad un lavoro che spiega l’importanza della psicologia, in questo caso nello studio e progettazione dei social network: http://ibridazioni.com/2007/09/25/elementi-teorici-per-la-progettazione-dei-social-network/

  14. @federico
    in realta’ sono perfettamente d’accordo con te. quello che volevo dire e’ che, leggendo il tuo piano di studi, mi e’ sembrato mancassero altre materie piu’ “umanistiche” nei due anni successivi.

    ora che l’ho riletto, mea culpa :-p

  15. Io sono un fisico e non posso che concordare con alezzandro sull’utilità di inserire fondamenti di fisica e di matematica, dei quali non se ne ha mai abbastanza…

    Concordo (provocatoriamente;) con Luca Comello circa la rappresentazione del corso con struttura circolare o reticolare…e mi piace Storia della CMC;)

    Quoto per intero le argomentazioni del tuo commento di risposta n.9!

    Sei grande, Fede! Originalità e creatività, un binomio che si fa sentire…

    baciotti di fine estate
    annarita:)

  16. Leggendo il programma di un corso di laurea del genere ammetto di aver provato anch’io immediatamente il desiderio di iscrivermi e, ancor più forte, il rimpianto per non averne potuto seguire uno simile da studente.

    Mi piace molto, per cui i complimenti a Federico sono obbligati. Mi sembra azzeccata anche l’idea di dividere i due rami principali anche se, come già sottolineato, ritengo le ibridaizoni tra i vari comparti quanto mai produttive nonché auspicabili.

    Queste le mie piccole annotazioni:

    – sul versante prettamente sociologico, insegnamenti come “sociologia dei processi culturali” e “fondamenti di sociologia”, se non adeguatamente articolati, rischiano di fornire allo studente la solita “infarinatura generale” tra nuovi e vecchi media così cara – ahìnoi – a quanti si sono laureati in comunicazione. Per cui, meglio focalizzare gli insegnamenti sulla sociologia e sulla cultura umanistica e teorica che ruota intorno al web. Logico fare riferimenti alle più importanti teorie della comunicazione, sviluppate certamente in riferimento ai media tradizionali, l’unico rischio che vorrei scongiurare è però quello di dare adito a programmi che, partendo dalla teoria ipodermica, arrivano a parlare di nuovi media solo “l’ultimo giorno di scuola”.

    – Come sottolineato da alcuni, il versante comunicazione/marketing andrebbe sicuramente ampliato. Nel mio corso ideale, tuttavia, mi immagino finalmente un insegnamento di web marketing capace di non perdersi futilmente tra slogan e hypewords del momento (buzz, viral, ninja, guerrilla, ecc.)

    – Auspicherei anche qualche maggiore approfondimento dal punto di vista giuridico per ciò che riguarda il diritto d’autore e le licenze CC. (per intenderci, Lessig ne sarebbe il titolare ad honorem🙂 )

    – Il termine “infotainment” purtroppo continua a provocarmi l’orticaria, soprattutto se accostato al termine Web. E’ un termine troppo connaturato a un’obsoleta cultura generalista e mass-mediadica che un corso del genere dovrebbe a mio parere cercare di evitare come la peste. Non vogliamo mica un Ettore Bernabei 2.0 no?😉

    Ha ragione Tommaso a nutrire dubbi sul reale utilizzo nel territorio nazionale di soggetti con una tale preparazione. Io lancio un’altra provocazione: siamo davvero sicuri di trovare docenti davvero all’altezza per ogni insegnamento proposto?

    Nel mio piccolo, in modo molto più modesto e riferito non a un corso di laurea ma a un master, avevo provato lo scorso anno a proporre qualcosa del genere a un’università milanese che si proclama all’avanguardia nell’ambito dei new media (altro termine secondo me da evitare per sempre). Purtroppo, quando sono andato a presentare a voce insegnamenti di questo tipo a docenti e burocrati non troppo illuminati, mi sono sentito come la famosa scenetta di Guzzanti che, rivolgendosi all’aborigeno conosciuto in rete dice: “a aborigeno, ma io e te che cazzo se dovemo dì?!?”

  17. Grazie Stefano per le tue annotazioni che saranno molto utili per il mio work in progress.

    – sono d’accordo con insegnamenti mirati anche se forse non è facile partire direttamente con, non so, sociologia della comunicazione senza qualche base di sociologia.

    – web marketing lo affidiamo a te, allora😉

    – per gli aspetti giuridici ho previsto, pensando a Lessig ed ispirato da Benkler “Ecologia istituzionale dell’ambiente digitale”, uhmm, forse meglio “Ecologia istituzionale e giuridica dell’ambiente digitale”

    – infotaiment fa orrore anche a me, per dir la verità, ho pensato a Web dell’Informazione, della Comunicazione e dell’Intrattenimento, un po’ lungo però (ICI Web…)Suggerimenti?

    – è desolante pensare che, in Italia, in ogni ambiente istituzionale, accademico, aziendale ecc ogni proposta non dico innovativa ma semplicemente al passo con i tempi venga accolta con una frase del genere

  18. Come già detto da più illustri commentatori al tuo post “La grande scala del Web” penso anch’io che l’approccio cibernetico sia fondamentale, considerato che, come scritto nell’articolo di Berners-Lee et al., “The Web is changing at a rate that may be greater than even the most knowledgeable researcher’s ability to observe it”.

    “governments and regulators have a responsibility to understand and anticipate the consequences of the laws and policies they enact and enforce. We cannot achieve these aims until we better understand the complex, cross-disciplinary dynamics driving development on the Web—the main aim of Web science.”

    Anticipare le conseguenze è sempre compito difficile, ma per provare a fare ciò è sicuramente importante una comprensione più omnicomprensiva possibile del fenomeno e quindi concordo con l’importanza di un approccio interdisciplinare vista appunto la complessa natura e “turbolenza” del fenomeno in esame.

    Concordo con chi sosteneva l’introduzione dell’insegnamento di psicologia sociale e struttererei quello di sociologia dei processi culturale sul modello dell’etnografia digitale (vedi http://it.youtube.com/user/mwesch), in accordo con l’importanza della comprensione delle peculiarità culturali degli users, ad esempio nel momento della progettazione. Importanza ribadita nell’articolo sopracitato.

    Vedendo la proposta degli insegnamenti mi rendo comunque conto di avere molte lacune. Mi servirebbe fare un dottorato sulla materia, o forse ancora meglio mi dovrei direttamente iscrivere al corso di laurea in scienze del web eheh

  19. ciao federico, un pò in ritardo mi aggiungo per farti i complimenti, e per segnarmi sicuramente nel caso un corso del genere partisse .)

    concordo con quanto emerge nei commenti, e potenzierei la parte sul caos e sulle teorie della complessità, nonchè magari un accenno alla singolarità… e non toccatemi la logica eh eh

    Più che avere certi tipi di conoscenza, è utile instillare il dubbio che noi siamo in grado di percepire correttamente il processo evolutivo che la Rete abilita, visto che l’emergenza e la singolarità mettono in crisi quello che noi tendenzialmente diamo per scontato.
    E’ sempre notevole essere smentiti.

    A me viene in mente però una cosa: se per anni non si è mai capita la differenza tra ingegnere informatico e scienziato dell’informazione, figuriamoci uno scienziato del Web! .)

    Aggiungo una nota a supporto un po’ più seria: l’IWA sta stendendo un profilo magari utile a completare un po’ il quadro:
    -> Skill Profiles

  20. Grazie Matteo: ero preoccupato dalla mancanza di un tuo contributo! Nella preparazione della presentazione che terrò all’Academic Barcamp ad Urbino mi sono accorto di tante materie che dovrebbero essere inserite: il problema è che sono troppe! Urge un’operazione di mashupping e/o fusione!

    Molto interessante la tua segnalazione sul lavoro dell’IWA, adesso ne faccio un post! Inoltre serve anche a me per definirmi: cosa sarò mai, nel caso io sia qualcosa di definibile….

  21. La proposta è molto interessante e molto più concreta di un esercizio intellettuale.
    Trovo estremamente utile il dibattito sugli obiettivi formativi, sulle discipline che caratterizzano le scienze del web e sugli indirizzi dell’ipotetico corso di laurea, ma mi preoccupa un po’ la sintesi.

    Suggerisco di pensare ad un processo di decisione corale che abbia almeno due fasi: inclusione (proposta motivata di tutte le discipline che hanno a che fare con le scienze del web, per non trascurare nulla) e selezione (scelta ponderata e condivisa delle discipline fondamentali).

    Gli indirizzi dell’ipotetico corso di laurea daranno spazio alle discipline incluse nella prima fase ed escluse dalla seconda.

    Da parte mia c’e’ piena disponibilità a collaborare allo sviluppo dei meccanismi per la definizione dal basso del corso di laurea.

  22. Bello ma… ho l’impressione che la realtà sia un pò più complessa. Un esempio: fisica. Certo, importantissima – non foss’altro che per il metodo. Ma vi rendete conto di cosa si riesce a fare in un modulo di 50 ore di fisica? Un poco di meccanica, un accenno al concetto di energia, poco più. Idem per la matematica. UN modulo di Analisi…

    Ho avuto la fortuna di poter parlare con Wendy Hall (www.ecs.soton.ac.uk/~wh) proprio sulla necessità di costruire una formazione interdisciplinare, e lei mi ha risposto che sì, quella è la strada per il futuro, ma che i fondamenti discipinari devono essere solidi…

    In sommario, mi pare un ottimo esercizio, interessante e stimolante, ma forse dovrebbe essere piuttosto una specializzazione costruita su qualcos’altro. Forse un post-laurea triennale di qualche tipo, nel quale lo studente si presenti ben armato degli strumenti concettuali del proprio “major” e possa acquisire competenze complementari (anche se forse in modo un pò più superficiale).

  23. Grazie Marco per il contributo. Non sai quanto sia d’accordo con Wendy Hall.

    Questo “gioco di società” che è la mia proposta dovrebbe servire proprio per far emergere il modo migliore di costruire un corso multidisciplinare, che partendo ex novo può avvalersi di filosofie, didattiche e strumenti realmente innovativi.

    Certo, anch’io ho pensato al rischio di inserire discipline che vengano trattate in modo superficiale; due considerazioni:

    1) Come hai rilevato tu, Matematica e Fisica, non fosse che per il metodo, vanno inserite
    2) Non occorre insegnare tutto quello che è contenuto nei tre tomi de “La fisica di Feynmann”(Zanichelli): è necessaria una selezione, ma per esempio non si può non parlare di termodinamica (entropia -> informazione secondo Shannon)
    3) Forse bisogna ripensare anche l’insegnamento per materie così come è stato fatto nell’ultimo secolo e mezzo, data la quantità di informazioni disponibili e di conoscenze necessarie per svolgere un qualsiasi tipo di lavoro. Pensare per competenze, non per discipline mi è stato fatto notare.

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